Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.

"Bisogna sempre avere il coraggio delle propriidee e conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti (Charlie Chaplin).





domenica 10 giugno 2018

Lo scandalo della cementeria dimenticata sbarca su Striscia - VIDEO

Lo scandalo della cementeria dimenticata sbarca su Striscia - VIDEO

 
Il Tg satirico di Canale 5 ha parlato dello stabilimento di Vibo Marina dismesso nel 2012 che continua a occupare 30 ettari di terreno, circondato da strade colme di rifiuti e degrado  


 
 
 




 
 
I vibonesi non hanno bisogno che qualcuno gli ricordi la sorte di Vibo Marina. Sanno bene come è andata e conoscono perfettamente le situazioni di degrado che prendono forma nel dedalo di strade e stradine che si dipana intorno alla frazione portuale della città capoluogo.  
Rifiuti ovunque, vecchi frigoriferi, divani e lavatrici come se piovesse, topi e nuovi barbari che vengono fin qui per eludere la raccolta differenziata e le più elementari regole di convivenza civile. Vibo Marina è diventata una discarica a cielo aperto e lo sanno tutti, Comune compreso. Così come tutti sanno che qui, tra la verdeggiante collina sulla quale sorge Vibo, e il mare blu della Costa degli Dei, si staglia un monumentale complesso industriale dismesso nel 2012, la fabbrica di Italcementi.
Stasera se n’è accorta anche Striscia la notizia, la trasmissione di Antonio Ricci, che nei tre minuti del servizio del calabrese Luca Gualtieri, quello con la giacca rossa piena di punti interrogativi, si è chiesta come sia possibile che 30 ettari di territorio, a due passi dal mare, siano occupati senza alcuna prospettiva da un “mostro” dormiente, la vecchia cementeria appunto.
 
Che proprio vecchissima non è, visto che fino a sei anni fa macinava fatturati milionari, impiegava 80 dipendenti e creava un indotto per 400 imprese di circa 100mila euro al giorno, tra aziende partner, ristoranti, banche ed esercizi commerciali che ruotavano intorno allo stabilimento.
 
Poi, nel 2016, il passaggio di mano di Italcementi dalla storica famiglia bergamasca dei Pesenti, che comunque aveva già chiuso battenti a Vibo, e il gruppo tedesco Heidelberg Cement, che ha confermato lo stop dello stabilimento, cannibalizzando i macchinari più importanti e smontando pezzo per pezzo le attrezzature da destinare ad altri impianti. Ma le strutture portanti, cioè i grandi capannoni, i forni e le ciminiere, sono rimaste lì, ad accumulare polvere e rimpianti.
 
Stasera Striscia si è chiesta: «Ma perché?». La stessa domanda che da anni si pongono i vibonesi quando passano in prossimità del cementificio abbandonato e rimpiangono i tempi che furono, quando Vibo Marina aspirava addirittura a diventare un Comune indipendente, per la quantità di ricchezza che era capace di produrre grazie agli insediamenti industriali, a cominciare proprio da quella cementeria all’avanguardia che esportava in tutto il mondo e rappresentava un vanto per il tessuto imprenditoriale calabrese.
 
Il sindaco Elio Costa, intervistato da Gualtieri, ha confermato quello che già si sapeva: il gruppo industriale tedesco non ha nessuna intenzione di riprendere l’attività produttiva, ma è solo disposto a vendere il sito e i terreni. Facile a dirsi, ma quasi impossibile a farsi. L’investimento che occorre è enorme, senza contare che chiunque ci metta mano deve prima procedere alla bonifica.
 
Ecco il punto dolente: la bonifica. Perché se è comprensibile che le leggi di mercato impongano ad una azienda di chiudere (la crisi economica iniziata nel 2008 è la prima responsabile della situazione attuale), non è comprensibile come in Italia sia possibile “usare” il territorio a proprio piacimento e poi lasciarlo così, senza nessuno che obblighi i proprietari di quel sito a pulire tutto e sbaraccare.
 
Non è comprensibile come la politica provinciale, regionale e nazionale non abbia mosso un dito per incentivare l’attività dello stabilimento di Vibo Marina, facendo in modo che continuasse a produrre e dare lavoro. Non è comprensibile come la stessa classe politica abbia continuato a buttare fumo negli occhi dei calabresi, favoleggiando di riconversioni impossibili come quella che prevedeva, ovviamente solo in linea teorica, la creazione di un parco turistico lì dove ancora sorgono le torri alte più di 70 metri. E non c’è destra o sinistra che tenga, perché tutti, ma proprio tutti, hanno dimostrato la propria assoluta incapacità  di confrontarsi con i problemi seri.
 
Stasera il Tg satirico di Canale 5 ce l’ha ricordato, aprendo una ferita che non si è mai rimarginata e che non potrà mai guarire finché lo scempio di questo fallimento violenterà il profilo della costa a più alta densità turistica della regione, con le ciminiere polverose e silenti a ricordarci che in Calabria, purtroppo, il futuro non si vede mai.
 
la fonte:
 
 
 
 


Lo scandalo della cementeria dimenticata sbarca su Striscia - VIDEO

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venerdì 8 giugno 2018






IO CITTADINO sempre più spesso mi chiedo: "..che  ci faccio in questo paese ISOLA DELLE FEMMINE”?
(delizia per i palati per una campagna di marketing del territorio)



Dicevo, che CAVOLO ci faccio in un paese in cui predomina il BRUTTO, la CONFUSIONE, la VOLGARITÀ, la RABBIA, l'URLARE, l'INVIDIA, la GELOSIA, l'ODIO, la SOPRAFFAZIONE, lo SCREDITAMENTO,  il MENEFREGHISMO, la SUPERFICIALITÀ, la VIOLENZA, l'AGGRESSIONE, il MERCIMONIO, il LUDDISMO, la "GUERRA"  FRA BANDE, la SOPRAFFAZIONE...?   


IO CITTADINO, che ci faccio in questo CAVOLO di paese dove sembra prevalere L'ILLEGALITÀ?

IO CITTADINO, che ci faccio in un paese in cui predomina la KULTURA MAFIOSA?

IO CITTADINO, che ci  faccio a ISOLA DELLE FEMMINE DOVE NON esiste COMUNICAZIONE,  DOVE NON esiste una PIAZZA (AGORA'), DOVE NON esiste un MARCIAPIEDE, DOVE NON esiste un LUNGOMARE degno di questo nome, DOVE NON esistono SERVIZI, DOVE NON esiste un PARCO GIOCHI, DOVE NON esistono NEGOZI, DOVE NON esistono BANCHE, DOVE NON esistono TRASPORTI, DOVE NON esiste ACQUA POTABILE PER IL CONSUMO UMANO, DOVE NON esistono LOCULI CIMITERIALI… 

IO CITTADINO, vivo  in un paese DOVE VENGONO DENUNCIATE alle AUTORITÀ GIUDIZIARIE la SPARIZIONE di SALME, la PROFANAZIONE e la DISTRUZIONE di tombe sulle cui  macerie vengono costruiti abusivamente nuovi LOCULI. Le circostanziate denunce rivelano persino le ditte che hanno abusivamente eseguito i lavori. 

IO CITTADINO, continuo a chiedermi perché  vivo in questo paese, DOVE la CULTURA della SOCIALITA’ è un optional, DOVE NON esistono LUOGHI DI INCONTRO GIOVANILI, DOVE NON esistono CENTRI DIURNI PER ANZIANI, DOVE NON esiste  FRONT OFFICE dell'amministrazione per i CITTADINI TUTTI, TURISTI COMPRESI, DOVE NON esiste L'ACCOGLIENZA PARTECIPATIVA, DOVE NON esistono STRUTTURE PUBBLICHE SPORTIVE...

In che  paese vivo, IO CITTADINO, SE NON esiste un’AMMINISTRAZIONE  IN GRADO DI GESTIRE LA COSA PUBBLICA?

Un PAESE in cui TUTTE le AMMINISTRAZIONI che si sono succedute NON HANNO realizzato NESSUNA OPERA PUBBLICA.
Qualche anno addietro gruppi “contrapposti” hanno avuto il coraggio  di farsi le scarpe a vicenda, come in una sorta di competizione, a chi intitolava per prima una piazza a Papa GIOVANNI GIOVANNI PAOLO. Ebbene alla fine? Tutto nel dimenticatoio. Non hanno mai più parlato dell’iniziativa estemporanea.


IO CITTADINO, vivo in un paese DOVE le AMMINISTRAZIONI che si sono succedute, non sono MAI state puntuali nell'approvazione dei BILANCI COMUNALI, sempre la Regione  ha dovuto deliberare  l'intervento dei COMMISSARI AD ACTA, e poi DELIBERAZIONI  della CORTE DEI CONTI DI MISURE CORRETIVE, PARERI NEGATIVI del Collegio dei Revisori dei Conti…

IO CITTADINO, in che paese vivo se gli amministratori che dovrebbero comportarsi da "BUONI PADRI DI FAMIGLIA" nella gestione delle risorse economiche, hanno portato il COMUNE sull'orlo del FALLIMENTO (vedasi l'ultima DELIBERAZIONE della CORTE DEI CONTI la n 90 2018 PRSP)?

In che paese vivo, DOVE NON esiste un PIANO REGOLATORE GENERALE?

In QUALE paese vivo SE NON è stato in grado, dopo tantissimi anni,  a  dare un volto,  un nome, all'autore dell'assassinio di VINCENZO ENEA?  

UN OMICIDIO MAFIOSO!!!


IO CITTADINO, dico grazie alla magistratura, dico grazie ai Pentiti, che con le loro rivelazioni hanno dato un nome ed un cognome al boss mafioso che ha eseguito il truce assassinio e il processo ci ha fatto conoscere la “Kultura dell'OMERTA”, ha delineato l'ambiente criminale  in cui è maturato l'OMICIDIO. Il  processo ha svelato le motivazioni alla base della sentenza di morte per VINCENZO ESEGUITA dal FRANCESCO BRUNO.

In che paese vivo, SE due imprenditori PADRE E FIGLIO, MAIORANA, un bel giorno di TANTI ANNI FA  "SPARISCONO" e nessuno ne parla. Eppure erano degli imprenditori che lavoravano in QUESTO PAESE, COSTRUIVANO APPARTAMENTI, HANNO CHIESTO LICENZE E AUTORIZZAZIONI eppure TUTTI tacciono NON SE NE PARLA. NON GLIENE FREGA NIENTE A NESSUNO.

In che paese vivo, IO CITTADINO, dove in un Assordante silenzio, la MAFIA lancia messaggi INTIMIDATORI con  TESTE DI AGNELLO nei confronti di  attività  commerciali.


IO CITTADINO, in che paese vivo, dove in spregio di tutte le leggi REGIONALI, NAZIONALI e COMUNITARIE tese a TUTELARE LA SALUTE UMANA, IN PIENO CENTRO ABITATO CI RITROVIAMO UN CEMENTIFICIO? Sembra che nessuno sia interessato alla GRAVISSIMA situazione sanitaria, ai tantissimi casi di malattie conseguenza di un inquinamento ambientale ormai fuori controllo (non giustificabili con dei numeri).
In che paese vivo, IO CITTADINO?

ISOLA DELLE FEMMINE.

UN PAESE in cui l'ANTIMAFIA  è  AUTOREFERENZIALITÀ, è presenzialismo affari accordi cordate  è il posto in prima fila al teatro la sala riservata al ristorante  la suite nei migliori alberghi  i viaggi le vacanze esclusive "ANTIMAFIA" É FAVORIRE AMICI E PARENTI "ANTIMAFIA" È ORGANIZZARE AFFARI LECITI E ILLECITI L' "ANTIMAFIA" É PRONTA A "COLPIRE" NEMICI E AVVERSARI (con “FALDONI” contenenti informazioni e notizie riservate)



IO CITTADINO, conosco la BELLEZZA, conosco L'ARMONIA, conosco il RISPETTO, conosco il CONFRONTO, conosco la LEGALITÀ, conosco le REGOLE, conosco la SOLIDARIETÀ, conosco la PARTECIPAZIONE, conosco la TRASPARENZA, conosco il DIRITTO, conosco l’AMORE.




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sabato 12 maggio 2018

Isola delle Femmine, vivere con la cementeria nel centro abitato

Isola delle Femmine, vivere con la cementeria nel centro abitato 


Però si può fare. Basta organizzarsi e abituarsi. Ma c’è chi non si abitua. Come quelli del “Comitato Isola pulita” che, in occasione della manifestazione promossa oggi dai gestori della cementeria, tornano a porre il problema dei controlli. ‘Viaggio’ nella cittadina, alle porte di Palermo, dove il cemento è il filo conduttore dell’aria che si respira… E dove il Governo regionale fa il pesce dentro il barile alla ricerca dell’AIA ‘fantasma’
“L’ho detto e lo ripeto per l’ennesima volta: serve un’analisi epidemiologica per capire quello che sta succedendo. Perché qualcosa, qui ad Isola delle Femmine sta succedendo”.
Pino Ciampolillo del “Comitato Isola pulita” si batte da anni per fare chiarezza sulla presenza, nel centro abitato di Isola delle Femmine, della cementeria. 
“Siamo l’unico caso – precisa – di una cementeria realizzata dentro un centro abitato. Per carità, loro, i signori della Italcementi, dicono di essere in regola con tutte le autorizzazioni. Ora, a parte i nostri dubbi sulle autorizzazioni, noi, oltre alle parole, oltre alle rassicurazioni, vorremmo anche qualcosa di concreto”.
Intanto, questa mattina, a Isola delle Femmine va in scena la manifestazione “Incontriamoci: porte aperte alla comunità”, promossa dai gestori della cementeria, l’Italcementi.
“Ben venga la manifestazione – ci dice sempre Ciampolillo -. Però c’è il rispetto della legge. Viene rispettata la legge a Isola delle Femmine? Ribadiamo: qui siamo in un centro abitato. E spesso, la mattina, l’aria che respiriamo non ci fa sognare. Anzi. Sì, l’ARPA dice che è tutto regolare. Ma l’aria la respiriamo noi”.
Già, l’ARPA. E’ l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente. Un ente che costa quasi 30 milioni di euro all’anno e, nel silenzio generale, viene pagata con i soldi tolti, abusivamente, agli ospedali pubblici della Sicilia. Un inghippo dei Governi regionali che si fanno scippare i fondi da Roma e poi, non sapendo dove trovare i soldi per pagare questo e quello, li tolgono, per esempio, ai Pronto Soccorso che, non a caso, somigliano a bolgie dantesche. 
Questa è la politica siciliana. E questi sono i politici che la governano: arruffoni, confusionari, spesso disinformati.
Circa tre mesi fa, su Palermotoday, abbiamo letto la seguente dichiarazione del segretario generale Fillea Cgil Palermo Francesco Piastra:
“Apprendiamo positivamente che il Presidente della Regione ha annunciato la volontà del governo regionale di garantire il rinnovo delle concessioni a Italcementi per garantire la continuità produttiva”.
La storia è sempre la stessa: la cementeria di Isola delle Femmine Inquina, ma dà lavoro. E il sindacato, in Sicilia – l’area industriale di Siracusa lo insegna – tra occupazione, inquinamento e malattie da una parte e disoccupazione dall’altra parte sceglie la prima opzione.
Quando il Presidente Musumeci ha rilasciato questa dichiarazione, Claudia Mannino, già parlamentare nazionale, che vive da quelle parti, rilasciava, invece, la seguente dichiarazione:
“Musumeci cede al ricatto di Italcementi, ma manca l’autorizzazione ambientale”.
Claudia Mannino solleva un problema che la Regione nasconde da anni sotto il tappeto: l’autorizzazione sulla quale non è mai stata fatta chiarezza.
“Confermo – ci dice sempre Campolillo -: l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) rilasciata dagli uffici dell’assessorato al Territorio e Ambiente è illegittima e, in ogni caso, è scaduta dal 2014”.
Claudua Mannino, tre mesi fa, è stata ancora più precisa:
“Sono senz’altro contenta del fatto che gli operai dello stabilimento Italcementi di Isola delle Femmine abbiano salvato il proprio posto di lavoro. Al tempo stesso mi chiedo come sia possibile che la politica regionale ceda ad un vero e proprio ricatto, prorogando l’autorizzazione per lo sfruttamento della cava di Carini, senza verificare l’effettivo rispetto delle norme vigenti da parte dell’azienda e la sostenibilità dell’impatto ambientale. La documentazione dell’AIA è del 2008, e quella per cui si richiede il rinnovo non mi risulta riporti all’interno del suo ciclo produttivo questa concessione”. (QUI L’ARTICOLO CON LE DICHIARAZIONI PER ESTESO DI CLAUDIA MANNINO).
Di questa storia dell’Autorizzazione Integrata Ambientale ‘fantasma’ non si deve parlare. Gli ultimi due o forse tre Governi regionali – compreso l’attuale – fanno finta che il problema non esiste. La regola è sempre quella che CGIL, CISL e UIL hanno introdotto in Sicilia negli anni ’60 del secolo passato e che, ancora oggi non è cambiata:
L’operai travagghianu…“.
E se “l’operai travagghianu“, ebbene, tutto il resto passa in cavalleria. E poi, via, che volete che sia un’autorizzazione? Un pezzo di carta straccia…
“Sarà anche un pezzo di carta – aggiunge Campolillo – ma qui l’inquinamento ce lo ‘sciroppiamo’ noi. Io e alcuni amici abbiamo fatto una nostra piccola indagine a Isola e nelle abitazioni del circondario. Ci risulta che certe patologie dell’apparato respiratorio, e non soltanto dell’apparato respiratorio oggi colpiscono anche i bambini. Abbiamo fatto un giro per le farmacie del comprensorio e abbiamo appurato che il consumo di medicinali è in aumento. E ci siamo informati anche on le agenzie di viaggio: anche i viaggi della speranza, dalle nostre parti, sono in aumento. Ora mi chiedo e chiedo: possibile che dobbiamo essere noi cittadini a fare quello che dovrebbe essere fatto dalle autorità preposte?”.
“Dopo di che vorrei capire una cosa – ci dice in conclusione Campolillo -. In altre parti d’Italia, dove le cementerie sono, peraltro, lontane dai centri abitati, come a Calusco d’Adda, in Lombardia, ci sono dei risarcimenti al territorio. Le cementerie intervengono per realizzare strade, asili nido e altre infrastrutture. Qui, nulla di tutto questo. Solo inquinamento. E inibizione delle potenzialità del territorio. Isola della Femmine, Capaci e tutto il circondario dovrebbe valorizzare il mare e il territorio interno per il turismo. Invece…”.
Inutile porre la questione alla vecchia politica. Se gli parlare della cementeria di Isola delle Femmine e dell’autorizzazione ‘fantasma’, vi guardano con sufficienza e sorridono. Loro sì che sano come stanno le cose: anche perché sono loro che hanno organizzato questi imbrogli e che, ancora oggi, continuano a coprirli. tanto, se non hanno fatto nulla ai precedenti, perché dovrebbero andare a rompere le scatole a loro? Una mano lava l’altra…
Ah, dimenticavamo: nel 2012 l’allora Governo regionale retto da Raffaele Lombardo volò a Roma per discutere e approvare un piano stralcio per la gestione dei rifiuti in Sicilia. A Roma c’erano i ‘geni’ del Governo nazionale di Mario Monti.
Insieme, i ‘geni’ del Governo Monti e i ‘geni’ del Governo Lombardo elaborarono un piano stralcio dei rifiuti che è rimasto agli annali per lungimiranza. Tra le previsioni c’era anche quella di bruciare i rifiuti nei forni delle cementerie della Sicilia.
D’accordo con questa trovata geniale era anche Legambiente Sicilia: non la gestione odierna di Gianfranco Zanna, ma i suoi ‘geniali’ predecessori (nella Sicilia del 2012 i ‘geni’ si sprecavano: ce n’erano così tanti che l’attuale Presidente della Regione, Musumeci, ha pensato bene di portarne un po’ nel suo Governo… l’intelligenza si ‘valorizza’).
Come finì, poi, con le cementerie che dovevano bruciare i rifiuti? Dicono che non se ne fece nulla. Così dicono.
http://www.inuovivespri.it/2018/05/12/isola-delle-femmine-vivere-con-la-cementeria-nel-centro-abitato/
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domenica 22 aprile 2018

DANNI ALLA SALUTE UMANA PROVENIENTI DALL’INCENERIMENTO DEI RIFIUTI

DANNI ALLA SALUTE UMANA PROVENIENTI DALL’INCENERIMENTO DEI RIFIUTI

Sintesi
Vorremmo innanzi tutto chiarire che in codesta relazione usiamo volutamente il termine “inceneritore” dal momento che la dizione “termovalorizzatore”, con cui questi impianti sono comunemente indicati, è un termine di fantasia, che non trova riscontro nel resto d’Europa, dove tutt’al più impianti di questo tipo sono indicati col termine di “inceneritori con recupero energetico”.
Il problema dei rischi legati all’incenerimento dei rifiuti è di cruciale attualità: tale pratica sta infatti dilagando nel nostro paese grazie ad improprie incentivazioni economiche - elargite solo nel nostro paese (CIP6, certificati verdi) - che distorcono gravemente l’adozione di corrette politiche di smaltimento dei rifiuti, a cominciare dalla loro riduzione, riuso, riciclo ecc. Il Trattato dell’UE ha vietato aiuti di Stato alle imprese. Successivamente la crisi energetica ha prodotto la Direttiva 2001/77/CE, la quale ha promosso l’energia elettrica da fonti energetiche rinnovabili, definendo quali siano le fonti rinnovabili, e ha ammesso gli aiuti di Stato alle imprese interessate. I rifiuti non risultano tra le fonti definite rinnovabili dalla Direttiva 2001/77/CE e da successive direttive. Ciò nonostante l’Italia ha incluso i rifiuti tra le fonti rinnovabili, permettendo agli inceneritori che ne fanno uso per la produzione di energia elettrica di beneficiare del regime di aiuti statali (Legge n. 39/2002, art. 43; D.Lgs. n.387/2003, art. 17). L’incenerimento dei rifiuti riduce solo il volume dei rifiuti in entrata e trasforma anche materiali relativamente inerti in ingresso in rifiuti altamente tossici e pericolosi, sotto forma di emissioni gassose, ceneri volanti e ceneri pesanti che, a loro volta, richiedono costosi sistemi di inertizzazione e stoccaggio. Nelle popolazioni esposte alle emissioni di inquinanti provenienti da inceneritori sono stati segnalati numerosi effetti avversi sulla salute sia neoplastici che non, quali: incremento di malformazioni congenite, ipofunzione tiroidea, diabete, ischemie, problemi comportamentali, patologie polmonari croniche aspecifiche, bronchiti, allergie, disturbi nell’infanzia, alterato rapporto maschi/femmine alla nascita. Ancor più numerose e statisticamente significative sono le evidenze per quanto riguarda il cancro. Segnalati aumenti di cancro a: fegato, laringe, stomaco, colon-retto, vescica, rene, mammella. Particolarmente significativa risulta l’associazione per: cancro al polmone, linfomi non Hodgkin, neoplasie infantili e soprattutto sarcomi. Recenti studi condotti in Francia ed in Italia hanno evidenziato inoltre conseguenze particolarmente rilevanti nel sesso femminile. Si sottolinea e si dimostra che, anche con i “nuovi” impianti, nessuna valida garanzia di innocuità può essere fornita, se non altro perchè trattandosi di “nuovi” impianti non esistono ovviamente indagini epidemiologiche idonee.
Questi rischi sono assolutamente ingiustificati in quanto esistono tecniche di gestione dei rifiuti, alternative alla combustione, già ampiamente sperimentate e prive di effetti nocivi.
Proseguire sulla strada dell’incenerimento non può che essere definita, come già affermò Lorenzo Tomatis già direttore della Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, “ una follia” e tutto ciò rende conto della resistenza che tale prassi incontra nelle popolazioni, nella comunità scientifica e soprattutto nei medici che, con assoluta fermezza e non solo in Italia, hanno preso posizione condannando senza appello l’incenerimento.
I medici sono ben consci che quando la scienza si è messa al servizio degli interessi economici sono derivati distorsioni e ritardi nella presa dei coscienza degli effetti negativi della salute delle scelte operate: la lista delle “lezioni apprese in ritardo da pericoli conosciuti in anticipo” è già troppo lunga: non è proprio il caso di aggiungervi anche i guai che inevitabilmente deriveranno dall’incenerimento dei rifiuti.

Inquinanti emessi da inceneritori
Gli impianti di incenerimento rientrano fra le industrie insalubri di classe I, in base all’articolo 216 del testo unico delle Leggi sanitarie (G.U. n. 220 del 20/09/1994), e qualunque sia la tipologia adottata (a griglia, a letto fluido, a tamburo rotante) e qualunque sia il materiale destinato alla combustione (rifiuti urbani, tossici, ospedalieri, industriali, ecc) danno origine a diverse migliaia di sostanze inquinanti, di cui solo il 10-20% è stato identificato; già nel 1995 era stato pubblicato un lavoro in cui si prendevano in considerazione i soli composti organici volativi (COV) emessi da questi impianti e solo di questa famiglia di inquinanti venivano identificate centinaia e centinaia di molecole (1). Del resto basta pensare che con la combustione di una sigaretta si formano circa 1.200 diverse molecole, di cui un centinaio sono cancerogeni certi per l’uomo. Ricordiamo che la legge prevede controlli solo per alcuni di essi, per poche volte all’ anno, in regime di autocotrollo del gestore; per le diossine ad es. i controlli sono previsti per 3 volte all’anno con una durata di 8 ore, 24 ore su 8000 ore di funzionamento .
La formazione degli inquinanti da parte di questi impianti dipende, oltre che dal materiale combusto, dalla composizione casuale dei materiali nei forni, dalle temperature di combustione e soprattutto dalle variazioni delle temperature stesse che si realizzano nei diversi comparti degli impianti, come è stato descritto anche recentemente (2): gli inceneritori sono in buona sostanza una impianto chimico che genera anche nuovi composti. Fra gli inquinanti emessi dagli inceneritori possiamo distinguere le seguenti grandi categorie: Particolato - inalabile (PM10), fine (PM2,5) ed ultrafine (inferiore a 0,1 µm) - metalli pesanti, diossine, composti organici volatili, ossidi di azoto ed ozono. Per quanto attiene il particolato le conseguenze che esso esercita sulla salute umana sono ormai universalmente riconosciute (3, 4) ed è parimenti assodato che esse sono tanto più gravi quanto più le particelle sono di piccolo diametro: si pensi che l’UE valuta che siano ben 370.000 le morti causate ogni anno in Europa dal particolato fine (PM 2,5) (5). Gli inceneritori, a differenza di quanto si lascia comunemente intendere, sono una fonte non trascurabile di particolato: uno studio condotto in Svezia ha valutato che dal 17% al 32% del particolato PM2,5 provenga dagli inceneritori (6) ed una ricerca del 2007, condotta a Parigi, ha evidenziato che gli inceneritori sono una delle maggiori fonti di produzione di PM2,5, unitamente a traffico veicolare e riscaldamento (7). L’attenzione dei ricercatori è tuttavia sempre più rivolta a valutare il rischio rappresentato dal particolato ultrafine, quello cioè con dimensioni inferiori a 0,1 µm (8). Grazie a queste dimensioni, simili a quelle dei virus, questo tipo di particelle è in grado di superare la parete degli alveoli alveolari, entrare nel circolo sanguigno e quindi, attraverso il sangue, giungere in ogni distretto dell’organismo. Si può stimare che, in un giorno, meno di un alveolo polmonare su mille entrerà in contatto con particelle PM10, mentre un singolo alveolo entrerà in contatto con centinaia e centinaia di particelle PM0,1 µm. I danni che ne conseguono sono rappresentati da stress ossidativi, stato di infiammazione generalizzato, aumentata viscosità del sangue, alterazione delle più delicate funzioni cellulari che giungono a danneggiare direttamente lo stesso genoma. (9, 10) Si stanno inoltre accumulando evidenze che particelle di queste dimensioni possano arrivare direttamente, attraverso il nervo olfattivo, ai lobi frontali e che patologie neurodegenerative in drammatico aumento quali Parkinson ed Alzheimer possano riconoscere una genesi di questo tipo. (11, 12)
Per quanto riguarda gli altri inquinanti si tratta in molti casi di sostanze estremamente tossiche, persistenti, bioaccumulabili; in particolare si riscontrano: Arsenico, Berillio, Cadmio, Cromo, Nichel, Benzene,Piombo, Diossine, Dibenzofurani, Policlorobifenili, Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) ecc.
Un recente Report dell’OMS, svoltosi a Roma nel 2007 e dedicato alle ricadute sulla salute umana degli inceneritori, riconosce ad esempio che: “l’aumento in molti Paesi della prassi dell’incenerimento comporterà un non trascurabile aumento nella produzione di gas serra e di persistenti  inquinanti tossici su scala globale” (13).
Le conseguenze che ciascuno di questi agenti tossici, a dosi anche estremamente basse e studiato singolarmente, esercita sulla salute umana sono documentate da una vastissima letteratura; tuttavia tali effetti possono essere diversi e ben più gravi sia in relazione alla mescolanza che si realizza fra i diversi inquinanti nella esposizione reale, sia in relazione alla predisposizione individuale e soprattutto a seconda del momento in cui avviene l’esposizione stessa: è ovvio che gli organismi in accrescimento, i feti, i neonati, le donne in gravidanza ed allattamento sono estremamente più sensibili.
A questo proposito sta sempre più emergendo nella letteratura scientifica che l’esposizione durante la vita fetale e neonatale condiziona lo stato di salute che l’individuo avrà nella vita adulta (14, 15).
Fra i metalli pesanti emessi da inceneritori troviamo Arsenico, Berillio, Cadmio, Cromo, Nickel, che sono stati riconosciuti dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) a livello 1 (ovvero cancerogeni certi per l’uomo) per polmone, vescica, rene, colon, prostata; Mercurio e Piombo, classificati con minor evidenza dalla IARC (livello 2B), esplicano comunque gravi danni, soprattutto a livello neurologico e cerebrale, con difficoltà dell’apprendimento, riduzione del quoziente intellettivo (QI), iperattività.
Per quanto riguarda le diossine gli inceneritori risultano essere la prima fonte di emissione in Italia (16). La tossicità di queste molecole è elevatissima e si misura in picogrammi (miliardesimi di milligrammo). Si tratta di sostanze liposolubili e persistenti (tempi di dimezzamento 7-10 anni nel tessuto adiposo, da 25 a 100 anni sotto il suolo) assunte per il 95% tramite la catena alimentare (carne, pesce, latte, latticini), compreso il latte materno, che rappresenta il veicolo in cui esse maggiormente si concentrano. La capostipite di queste sostanze, con la maggiore tossicità e la più tristemente nota è la TCDD (2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-dioxin) o “diossina di Seveso”, riconosciuta nel 1997, a 20 anni da quel disastro, come cancerogeno certo per l’uomo ad azione multiorgano (livello I IARC) (17). Ad essa sono correlati in particolare linfomi, sarcomi, tumori dell’apparato digerente, del fegato, delle vie biliari, del polmone, della tiroide, della mammella e della prostata (18). Esistono comunque altri 126 congeneri (molecole similari), di cui 27 hanno una sicura tossicità per l’uomo.
Le diossina e molti dei suoi congeneri sono “endocrin disruptors” o “disturbatori endocrini”, così definiti per i complessi effetti esercitati sulla salute umana, in particolare sono associati a queste molecole danni all’apparato ormonale (diabete, disfunzioni tiroidee), a quello riproduttivo (endometriosi, infertilità, disordini alla pubertà), al sistema immunitario, nonché alterazioni dello sviluppo neuropsichico e del sistema cardiocircolatorio (19, 20). Inquietante appare inoltre la segnalazione che i danni indotti da queste molecole possano essere di tipo trans-generazionale, ovvero possano manifestarsi nelle generazioni successive in assenza quindi di una loro diretta esposizione, ma attraverso modificazioni trasmesse dalle cellule germinali (cellula uovo e spermatozoi) (21).
Gli inquinanti emessi dagli inceneritori esplicano i loro effetti nocivi sulla salute o perché vengono inalati, o per contatto cutaneo, o perché, ricadendo, inquinano il territorio e quindi i prodotti dell’agricoltura e della zootecnia contaminando la catena alimentare. Questo è il caso in particolare delle diossine. Non a caso, il Decreto Legislativo 228 del 18/05/2000 stabilisce che non sono idonee ad ospitare inceneritori le zone agricole caratterizzate per qualità e tipicità dei prodotti. In diversi paesi europei (Olanda, Spagna, Belgio, Francia) sono state segnalate contaminazioni da diossine, specie di latte e suoi derivati, in aziende agricole poste in prossimità di tali impianti.
Del tutto recentemente, anche in Italia, si sono registrate contaminazioni in allevamenti siti in prossimità di impianti di incenerimento: basti ricordare quanto verificatosi nel dicembre 2007 a Brescia, ove in numerose allevamenti si è dovuto distruggere il latte bovino per eccessi di diossine e PCB dioxin-like, (valori che sono rientrati a norma quando non sono più stati utilizzati foraggi coltivati in loco).
Si possono anche ricordare recenti, ed analoghi casi di contaminazione di prodotti alimentari, a Maglie in Puglia, o a Montale in Toscana.
Non va dimenticato inoltre che gli alimenti eventualmente contaminati possono essere distribuiti e consumati altrove, per cui la popolazione esposta può essere ovviamente molto più numerosa. La stima dell’esposizione di fondo (TCDD e similari) nei paesi dell’Unione Europea è compresa fra 1,2-3,0 pg/WHO TEQ/kg pro capite; tali limiti sono già ampiamente superati in diverse realtà e, se pensiamo che l’UE raccomanda come dose massima tollerabile 2pg/TEQ/kg/giorno, è ovvio che qualsivoglia ulteriore esposizione porterebbe facilmente la soglia raccomandata dalla stessa Unione Europea raccomanda.

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17)   Steenland K et al – Dioxin revisited: developments since the 1997 IARC classification of dioxin as a human carcinogen- Environ Health Perspect  (2004); 112(13):1265-8

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