Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.

"Bisogna sempre avere il coraggio delle propriidee e conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti (Charlie Chaplin).





domenica 21 agosto 2011

Belmonte Mezzagno non s'ha da sciogliere

Belmonte Mezzagno non s'ha da sciogliere

Preso atto della relazione del Ministro dell’interno sulla situazione nel Comune di Belmonte Mezzano (Palermo), il Consiglio ha poi autorizzato il Ministro ad avvalersi dei poteri conferitigli dalla legge per contrastare, a livello delle strutture comunali, ogni condizionamento della vita amministrativa da parte della criminalità organizzata, senza pervenire allo scioglimento del Consiglio comunale.

 Consiglio dei Ministri n. 149 del 03/08/2011 

Il padre del ministro stava costruendo una palazzina con un piano totalmente abusivo proprio di fronte al municipio, ma lì nessuno se n'era accorto. D'altronde, con lo zio sindaco di Saverio Romano, difficile che qualcuno nell'amministrazione comunale di Belmonte Mezzagno muovesse qualche rilievo al genitore del neo-ministro delle Politiche agricole, che nel suo paese natio sulle colline di Palermo ha la sua roccaforte elettorale.

L'abuso edilizio, nel pieno centro del paese, è saltato subito agli occhi dei tre componenti della commissione prefettizia inviata da Giuseppe Caruso a Belmonte Mezzagno per un accesso ispettivo scaturito dalle carte dell'operazione "Perseo" e che ha portato alla formalizzazione della richiesta di scioglimento dell'amministrazione comunale per infiltrazioni mafiose. Richiesta ora sul tavolo del ministro dell'Interno Maroni, che dovrà decidere se darvi seguito portandola in Consiglio dei ministri, con l'inevitabile imbarazzo di Romano che sarebbe chiamato a votare sullo scioglimento per mafia del Comune retto dallo zio, Saverio Barrale.

 

Il governo non scioglie per mafia il Comune dello zio di Romano

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Il parente del discusso ministro dell'agricoltura amministra Belmonte Mezzagno, in provincia di Palermo. Maroni si è visto bocciare il provvedimento richiesto dal prefetto dopo le indagini dei carabinieri sulle infiltrazioni criminali nella politica locale. Un nuovo caso Fondi, con aggiunta di motivi familiari
Agosto è il mese in cui la mafia brinda, soprattutto quella infiltrata e collusa con il potere politico. Nel 2009, il 15 agosto, Roberto Maroni e Silvio Berlusconi spiegavano il no allo scioglimento per condizionamento mafioso di Fondi, in provincia di Latina, con “l’assenza di indagati”. La legge non prevede ve ne siano, avendo il provvedimento un carattere preventivo, e, comunque, la voluminosa relazione del prefetto Bruno Frattasi motivava influenze criminali e livelli di infiltrazione.

Due anni dopo, il copione si ripete. Nell’ultimo consiglio dei ministri, il governo Berlusconi ha salvato dallo scioglimento per infiltrazioni mafiose il Comune di Belmonte Mezzagno, in provincia di Palermo. Anche in questo caso il Comune ha una “protezione” politica nazionale. Il sindaco di Belmonte si chiama Saverio Barrale ed è lo zio del ministro dell’agricoltura Saverio Romano, imputato per concorso esterno in associazione mafiosa e accusato di corruzione aggravata in un’altra inchiesta.

Nella storia degli scioglimenti per mafia dei comuni non è mai successo che un ministro dell’Interno si veda bocciata la proposta di azzeramento dell’ente. A Maroni è successo due volte. Anche in questo caso, il ministro aveva fatto sua la relazione dell’ex prefetto di Palermo Giuseppe Caruso, chiedendo lo scioglimento del Comune, ma il consiglio dei ministri ha risposto di no. Il ministro dell’agricoltura Romano non ha partecipato al voto.

Tutto inizia con l’operazione della Procura di Palermo, ribattezzata Perseo, che nel 2008 porta in carcere 98 persone. In galera finisce l’ex vicesindaco di Belmonte mentre altri due arrestati hanno parentele in comune. In un’intercettazione spunta anche Saverio Romano, che viene evocato da un esattore del racket come colui che, insieme a un assessore, aveva fatto vincere l’appalto all’imprenditore taglieggiato. Romano smentirà ogni contatto, attaccando la divulgazione spregiudicata di quelle conversazioni.

La prefettura apprende le notizie dall’operazione dei carabinieri e invia un gruppo ispettivo per valutare la possibile infiltrazione mafiosa nel Comune. Si arriva al via libera allo scioglimento. Nella relazione del prefetto si farebbe menzione anche alla vicenda che riguarda il padre di Saverio Romano, che avrebbe costruito un piano abusivo in una palazzina di fronte alla casa comunale. Edilizia di famiglia.

Il comunicato di Palazzo Chigi conferma le infiltrazioni della mafia, ma chiede al ministro Maroni di intervenire in altro modo. “Preso atto”, recita il comunicato, “della relazione del ministro dell’Interno sulla situazione nel Comune di Belmonte Mezzagno (Palermo), il Consiglio ha poi autorizzato il ministro ad avvalersi dei poteri conferitigli dalla legge per contrastare, a livello delle strutture comunali, ogni condizionamento della vita amministrativa da parte della criminalità organizzata, senza pervenire allo scioglimento del Consiglio comunale”.

La legge, però, non prevede altri strumenti, se non lo scioglimento. Nella relazione si evidenzia il quadro solito di un Comune con la mafia sotto casa: affidamenti di lavoro con la procedura di somma urgenza, in modo da favorire le solite ditte, una radiografia di rapporti e vicinanze sospette degli amministratori e l’abusivismo edilizio. Di mezzo non ci sono i respingimenti o le ronde, ma parliamo di rapporti mafia politica. Un argomento sul quale il ministro dell’interno Roberto Maroni preferisce non lanciare ultimatum.

IL PARENTE DEL MINISTRO AMMINISTRA BELMONTE MEZZAGNO, IN PROVINCIA DI PALERMO…IL PROVVEDIMENTO RICHIESTO DAL PREFETTO DOPO LE INDAGINI DEI CARABINIERI SULLE INFILTRAZIONI CRIMINALI NELLA POLITICA LOCALE…UN NUOVO CASO FONDI, CON AGGIUNTA DI MOTIVI FAMILIARI
 Agosto è il mese in cui la mafia brinda, soprattutto quella infiltrata e collusa con il potere politico.
Nel 2009, il 15 agosto, Roberto Maroni e Silvio Berlusconi spiegavano il no allo scioglimento per condizionamento mafioso di Fondi, in provincia di Latina, con “l’assenza di indagati”.
La legge non prevede ve ne siano, avendo il provvedimento un carattere preventivo, e, comunque, la voluminosa relazione del prefetto Bruno Frattasi motivava influenze criminali e livelli di infiltrazione.
Due anni dopo, il copione si ripete.
Nell’ultimo consiglio dei ministri, il governo Berlusconi ha salvato dallo scioglimento per infiltrazioni mafiose il Comune di Belmonte Mezzagno, in provincia di Palermo.
Anche in questo caso il Comune ha una “protezione” politica nazionale.
Il sindaco di Belmonte si chiama Saverio Barrale ed è lo zio del ministro dell’agricoltura Saverio Romano, imputato per concorso esterno in associazione mafiosa e accusato di corruzione aggravata in un’altra inchiesta.
Nella storia degli scioglimenti per mafia dei comuni non è mai successo che un ministro dell’Interno si veda bocciata la proposta di azzeramento dell’ente.
A Maroni è successo due volte.
Anche in questo caso, il ministro aveva fatto sua la relazione dell’ex prefetto di Palermo Giuseppe Caruso, chiedendo lo scioglimento del Comune, ma il consiglio dei ministri ha risposto di no.
Il ministro dell’agricoltura Romano non ha partecipato al voto.
Tutto inizia con l’operazione della Procura di Palermo, ribattezzata Perseo, che nel 2008 porta in carcere 98 persone.
In galera finisce l’ex vicesindaco di Belmonte mentre altri due arrestati hanno parentele in comune. In un’intercettazione spunta anche Saverio Romano, che viene evocato da un esattore del racket come colui che, insieme a un assessore, aveva fatto vincere l’appalto all’imprenditore taglieggiato.
Romano smentirà ogni contatto, attaccando la divulgazione spregiudicata di quelle conversazioni.
La prefettura apprende le notizie dall’operazione dei carabinieri e invia un gruppo ispettivo per valutare la possibile infiltrazione mafiosa nel Comune.
Si arriva al via libera allo scioglimento. Nella relazione del prefetto si farebbe menzione anche alla vicenda che riguarda il padre di Saverio Romano, che avrebbe costruito un piano abusivo in una palazzina di fronte alla casa comunale.
Edilizia di famiglia.
Il comunicato di Palazzo Chigi conferma le infiltrazioni della mafia, ma chiede al ministro Maroni di intervenire in altro modo.
“Preso atto”, recita il comunicato, “della relazione del ministro dell’Interno sulla situazione nel Comune di Belmonte Mezzagno (Palermo), il Consiglio ha poi autorizzato il ministro ad avvalersi dei poteri conferitigli dalla legge per contrastare, a livello delle strutture comunali, ogni condizionamento della vita amministrativa da parte della criminalità organizzata, senza pervenire allo scioglimento del Consiglio comunale”.
La legge, però, non prevede altri strumenti, se non lo scioglimento.
Nella relazione si evidenzia il quadro solito di un Comune con la mafia sotto casa: affidamenti di lavoro con la procedura di somma urgenza, in modo da favorire le solite ditte, una radiografia di rapporti e vicinanze sospette degli amministratori e l’abusivismo edilizio.
Di mezzo non ci sono i respingimenti o le ronde, ma parliamo di rapporti mafia politica.
Un argomento sul quale il ministro dell’interno Roberto Maroni preferisce non lanciare ultimatum.

 

Dopo Fondi il Consiglio dei ministri dice "no" allo scioglimento di un Comune per mafia

 
E' racchiuso in poche righe l'epilogo di una storia tutta ancora da conoscere. Si tratta del testo con il quale il Consiglio dei ministri, mentre da un lato approva (fra mille polemiche) il codice antimafia, dall'altra dice “no” allo scioglimento per mafia dell'amministrazione comunale di Belmonte Mezzagno, paesino della provincia di Palermo. Nonostante una relazione depositata dal prefetto, Giuseppe Caruso, oggi in forza all'agenzia per i beni confiscati, vagliata dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni, il Governo risponde picche, per la seconda volta dopo Fondi, con queste parole: «Preso atto della relazione del ministro dell'Interno sulla situazione nel Comune di Belmonte Mezzano (Palermo), il Consiglio ha poi autorizzato il ministro ad avvalersi dei poteri conferitigli dalla legge per contrastare, a livello delle strutture comunali, ogni condizionamento della vita amministrativa da parte della criminalità' organizzata, senza pervenire allo scioglimento del Consiglio comunale». 

Dal testo si evince, dunque, che il Consiglio dei ministri concorda con il ministro dell'Interno sulla situazione in cui versa il Comune ma sceglie di non adottare lo strumento previsto per legge (ricordiamolo: si tratta di un provvedimento di carattere amministrativo e preventivo, non penale). Lasciando comunque al Ministro il compito di “contrastare ogni condizionamento” da parte della mafia sulle istituzioni. Perché il Governo non adotti lo strumento naturale rimane allo Stato dei fatti un interrogativo senza alcuna risposta. Un dato invece è certo: nella storia degli scioglimenti per mafia dei comuni non è mai successo che un ministro dell’Interno si veda bocciata la proposta di azzeramento dell'amministrazione. E Maroni è giunto alla sua seconda volta. 

Belmonte Mezzagno è un Comune di circa 11.000 abitanti a 13 km a sud – Est di Palermo. Situata ai piedi del pizzo "Belmonte" dal quale prende il nome la cittadina è governata attualmente da una lista civica collegata al centro – destra. Il sindaco è Saverio Barrale, zio del ministro dell’agricoltura, Saverio Romano, imputato per concorso esterno in associazione mafiosa e accusato di corruzione aggravata in un’altra inchiesta. E non è un dettaglio. L'indagine dei carabinieri sul comune di Belmonte Mezzagno comincia dopo gli arresti dell'operazione “Perseo” nella quale andarono in carcere più di 90 persone e fra queste anche l’ex vicesindaco di Belmonte. Nell'inchiesta dei carabinieri emergerebbero legami anche con familiari di Romano e altri dipendenti collegati al Comune.

«Un quadro poco chiaro al momento – dichiara Pierapaolo Romani di Avviso Pubblico – ma sul quale speriamo di ricevere al più presto informazioni che tolgano ogni sospetto. Uno degli strumenti che avevamo chiesto nel codice antimafia ( e non è stato accolto... ) – continua  Romani, era proprio la trasparenza degli atti che riguardavano lo scioglimento delle amministrazioni per mafia». In sostanza, la possibilità di conoscere il contenuto della relazione del prefetto sul livello di inquinamento mafioso di quel Comune e di altri che possano trovarsi nella stessa situazione. Al momento, invece, il testo rimane riservato e solo nelle prossime settimane si potranno conoscere alcuni passaggi che motivano questo mancato scioglimento dell'amministrazione legata, per via familiare, al ministro Romano.

 In attesa di sapere il perchè di questa scelta, un secondo caso Fondi si è consumato nella storia del nostro Paese da quando è in vigore la legge sullo scioglimento dei Comuni a rischio inquinamento mafioso.

 

 

 

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