Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.

"Bisogna sempre avere il coraggio delle propriidee e conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti (Charlie Chaplin).





giovedì 18 agosto 2011

La democrazia delle ricevute fiscali

La democrazia delle ricevute fiscali
  
L’ex Presidente del Consiglio Romano Prodi interviene nel dibattito sulla manovra economica con la proposta di introdurre il principio di onestà e di civiltà nella fiscalità italiana. Poche le repliche dal mondo politico


Roma, giovedì 18 agosto 2011 – In questo difficile momento economico, con la crisi delle borse mondiali che sta affossando l’Italia e portando sempre più in basso i consumi, l’unica vera riforma strutturale di cui il nostro Paese ha bisogno è l’introduzione del principio di onestà. Lasciando perdere le inutili disquisizioni sulla voglia che hanno o meno i multimiliardari o i giocatori di calcio di pagare il contributo di solidarietà che la nuova manovra di Tremonti vorrebbe prevedere per i redditi sopra i 90 mila euro, ha ragione Romano Prodi quando afferma che la democrazia oggi in Italia si difende con le ricevute. Per battere l’evasione fiscale e introdurre un principio di civiltà e di giustizia sociale bisogna pensare ad una riforma del sistema fiscale per cui sia possibile scaricare dalle tasse ogni singolo costo quotidiano dei cittadini.
Dal caffè alle spese medico-diagnostiche più complesse ai lavori edilizi, ogni cittadino deve poter scaricare gli oneri dalla rendicontazione delle tasse. In questo modo si avrebbe un controllo costante e indiretto, non delatorio, dei cittadini, direttamente interessati a ottenere la ricevuta della prestazione del servizio erogato o dell’acquisto effettuato per il computo della propria posizione con il fisco. Inoltre, insieme all’evasione fiscale non ci sarebbe l’evasione dell’Iva, un mancato incasso da parte delle casse statali che già di per sé potrebbe abbattere parte del nostro debito pubblico. Questo sarebbe il più importante intervento in materia economica che la classe politica italiana potrebbe fare per il bene del Paese. A seguire tutti gli altri. L’abbattimento dei costi della politica, fatti soprattutto di troppi privilegi. La liberalizzazione delle professioni, della rete di distribuzione dell’energia, di quella dei prodotti petroliferi. La risoluzione dei tanti troppi conflitti di interesse.
Purtroppo l’Italia in questo momento non è in grado di affrontare un serio dibattito sulle riforme, né tanto meno mettere in piedi gli interventi economici necessari e ormai improcrastinabili, che le consentano di superare la crisi recessiva e finanziaria. Berlusconi si sta dimostrando ogni giorno che passa incapace di gestire il Bel Paese. Lo stesso rilancio di accorgimenti economici desueti, di vecchio conio democristiano, come il condono, smentiscono (se ancora ce ne fosse bisogno) le formule retoriche con cui era sceso in campo. Nel 1994 si era presentato come l’uomo nuovo della politica, ma ha dimostrato di essere solo l’eterno ritorno della Prima Repubblica, da cui è uscito grazie all’appoggio socialista e delle lobby. Sarà ricordato come colui che ha affossato l’Italia per salvare se stesso.
Anche gli altri menbri di Governo non possono certo dirsi autorevoli. Bossi, di cui ormai non si capisce più nulla quando parla, un giorno accenna ad un salvataggio delle pensioni e ad un affossamento degli enti locali e il giorno dopo, avendo visto in faccia l’insofferenza del popolo leghista nei suoi confronti, si smentisce. Come un Berlusconi qualsiasi. Ma ormai Bossi è l’alter ego di Berlusconi. Il Ministro per la Semplificazione Legislativa Calderoli ha fatto, non si sa più bene quando, un falò con migliaia di leggi, ma sulla liberalizzazione delle professioni e sulla semplificazione per il popolo delle partite Iva o per coloro che vogliono aprire una nuova attività si è guardato bene dall’intervenire. Di altri esponenti di governo non si sa cosa dire. Sarà ricordata la Brambilla per cosa? E Sacconi? E Galan? Bondi gli italiani se lo sono già dimenticato. Il Parlamento infine? Con la truppa dei Responsabili non si va certo lontano, ma anche dalla parte opposta quando si tratta di votare leggi contro le cattive pratiche della politica non hanno difficoltà a tirarsi indietro.
In questo momento ci vorrebbe un Governo autorevole, con un Presidente autorevole, come fu quello di Romano Prodi, quando fece entrare l’Italia nell’euro. Se Veltroni & C., di cui sono chiare le colpe, non lo avessero affossato nel 2008, praticamente ere fa, forse ora l’Italia non sarebbe in questa drammatica situazione. Il Professore da allora si è ritirato, scottato per la seconda volta dagli “amici” del PD. D’Alema e Veltroni, facendogli lo sgambetto, hanno reso un ottimo servizio alle loro personali brame di potere, pessimo all’intero Paese. Da allora fa il padre nobile, interviene con autorevolezza su «Il Messaggero», ma si tiene ben distante dall’agone politico. La sua proposta però è degna di nota e bene farebbe Bersani a tenerne conto, il quale nonostante lo scarso appeal personale sta riuscendo a riportare in segno positivo le percentuali del Partito Democratico e dell’intero centro sinistra, nonostante i continui distinguo del solito Veltroni. Oggi gli italiani sono affamati di giustizia sociale. È qui che si vince la partita delle prossime elezioni.

 
18/8/2011
Paghi due, evadi tre



Fra le tante proposte di tasse alternative che turbinano in queste ore intorno al portafogli terrorizzato degli italiani, vorrei segnalare quella che mi sembra la più creativa. L’ha partorita il cervello democristiano di Paolo Cirino Pomicino, già ministro della Prima Repubblica. Si tratta di una lettera indirizzabile a società di capitali, società di persone, liberi professionisti e titolari di imprese individuali.

Quattro milioni e mezzo di contribuenti, non sempre ascrivibili in blocco alla lista dei più generosi. Il tenore del messaggio sarebbe questo: «Gentile signore, lo Stato in bolletta le propone un patto. Se lei ci anticipa 50.000 euro spalmabili in comode rate, noi per tre anni la esentiamo da ogni genere di accertamento fiscale». Tradotto dal democristiano «vintage» all’italiano corrente e ruttante suona così: «Caro amico possessore di yacht e fuoriserie a sbafo, dammi un pizzo di 50.000 e io per tre anni mi dimenticherò di mandarti la Finanza in ufficio». In sostanza, un ricatto: al possibile evasore viene concesso di evadere senza rischi né rimorsi (ammesso che ne abbia ancora) purché paghi preventivamente allo Stato una licenza di impunità.

La proposta appare cinica e astuta. Quindi perfettamente in linea con la mentalità di parecchi italiani. I quali non avrebbero alcuna difficoltà a capirla e, fatti quattro conti, ad adeguarvisi. Con un bel guadagno per l’Erario: oltre 200 miliardi di gettito potenziale. Non stupisce che l’idea sia venuta a un democristiano. In fondo la Dc era anche questo. Non pretendeva di estirpare i vizi. Si accontentava di farseli pagare.




 
12/8/2011
Faccio una premessa


«Signori Senatori, Signori Deputati. Prima di enunciare i sacrifici che chiederemo ai nostri datori di lavoro, gli italiani, vorrei rammentarvi un aneddoto di 140 anni fa che ha per protagonista il mio predecessore più illustre, Quintino Sella, anche lui alle prese con il totem del Pareggio Di Bilancio. Recatosi alla Camera per esporre i suoi celebri tagli “fino all’osso”, l’illustre ministro propose come atto preliminare una sforbiciata allo stipendio dei parlamentari. Qualcuno gli fece notare che sarebbe stato un risparmio ben misero, se paragonato all’entità monumentale della manovra. Non ho trovato il testo stenografico della risposta di Sella, ma testimonianze unanimi riferiscono che il senso fu questo: “Lo so bene. E però toglierci qualche soldo dalle tasche ci permetterà di guardare in faccia i contribuenti mentre li toglieremo a loro. Una classe dirigente deve dare l’esempio”. Lo fecero fuori alla prima occasione. Ma dopo un secolo e mezzo lui è ancora Quintino Sella. Mentre noi cosa saremo, anche solo fra sei mesi, se ci ostineremo a rimanere sganciati dalla vita dei cittadini comuni? Sono qui a chiedervi di compiere un gesto. Minimo, purché immediato. Dimezzarci lo stipendio. O almeno raddoppiare i prezzi del ristorante del Senato, dove la spigola con radicchio e mandorle costa 3 euro, e le penne all’arrabbiata 1,60. Altrimenti, Signori, la gente diventerà così arrabbiata che le penne finiranno per spiumarle a noi».

(Brano, misteriosamente scomparso, del discorso pronunciato ieri mattina dal ministro Tremonti davanti alle commissioni parlamentari).

 
 
9/8/2011
La colpa di vivere

Pare proprio che a salvare la patria in mutande dovranno essere i pensionandi. Decine di migliaia di lavoratori che, dopo aver sgobbato fin da ragazzi e pagato contributi previdenziali per decine e decine di anni, arrivati a poche buste paga dal traguardo stanno per sentirsi dire che la loro pensione è diventata un lusso insostenibile. I nullatenenti con yacht a carico, le società municipalizzate che proliferano come funghi velenosi: queste e altre minuzie possono aspettare. La vera urgenza è il taglio di un diritto maturato, e autofinanziato, per tutta una vita.

E’ un’ingiustizia, quindi si farà. Nel più totale disprezzo dei progetti di quelle persone, che ora rischiano di annegare nell’incertezza insieme con le loro famiglie. Un’ingiustizia e anche un controsenso: come riusciranno i giovani a entrare nel mondo del lavoro, se si impedisce ai diversamente giovani di uscirne? Le ragioni della scelta sono fin troppo facili da comprendere. I pensionandi non hanno una lobby che li tuteli e non godono neppure di simpatia sociale. Come gli anziani in genere. Con il prolungamento della vita media, la società sembra quasi imputare loro la colpa di non voler morire. Di questo passo guadagnerà seguaci la provocazione dello scrittore inglese Martin Amis, che in un’intervista alla Bbc propose di rimettere in ordine i conti dello Stato Sociale sopprimendo i cittadini al compimento dell’ottantesimo anno. Va bene tutto (insomma, quasi tutto). Ma un Paese di privilegiati come il nostro eviti almeno di mettere alla gogna degli individui che hanno la sola colpa di aver creduto nelle leggi.

LEGGI Tassare le rendite intervista a Guglielmo Epifani
Leggi tutta la scheda

Art 18,Berlusconi,Bersani,Casini,D.L. 98/2011,Draghi,Euro,Inflazione,Licenziamenti,Pareggio di Bilancio,Province,Recessione,Regioni,Sacrifici,Servizi,Sindaci,Tremonti,Welfare

Nessun commento:

Posta un commento