Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.

"Bisogna sempre avere il coraggio delle propriidee e conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti (Charlie Chaplin).





mercoledì 17 agosto 2011

Manovra economica ed Enti Locali Decreto Legge 98/2011


Manovra correttiva, le novità per gli enti locali nel decreto legge 98 del 2011

Il nuovo patto di stabilità in vigore dal 6 luglio


Con la pubblicazione del decreto legge n. 98 sulla Gazzetta ufficiale del 6 luglio scorso, il testo della manovra correttiva 2011 proposta dal Governo è finalmente diventato definitivo.
Si sono succedute infatti diverse versioni e, pure quella che sembrava l’ultima prima dell’invio al Quirinale (sulla quale erano state analizzate le misure relative al patto di stabilità per gli enti locali), è stata modificata e aggiustata.
Si riportano di seguito le novità in materia di patto di stabilità approdate nel testo definitivo del decreto legge n. 98 del 2011.
A) Criteri di virtuosità
Dal 2012 gli enti locali saranno suddivisi in quattro classii super virtuosi, i virtuosi, i non virtuosi, i peggiori.
A decidere il posizionamento (con decreto dell’Economia soggetto all’intesa con al Conferenza unificata) sarà una griglia di dieci indicatori di virtuosità, che abbracciano:
1. il rispetto del patto di stabilità nel triennio precedente,
2. gli investimenti finanziati con risorse proprie rapportati alla spesa corrente
3. l’incidenza della spesa di personale sulla spesa totale e il numero dei dipendenti sulla popolazione,
4. la situazione finanziaria nel triennio,
5. anticipazioni di cassa,
6. il livello nel triennio della spesa per auto di servizio,
7. il numero di sedi di rappresentanza (in Italia e all’estero),
8. l’autonomia finanziaria,
9. il tasso di copertura dei costi dei servizi a domanda individuale,
10. la partecipazione alla lotta all’evasione fiscale rapportata ai trasferimenti statali o alle quote di gettito devoluto.
Dal 2013 i super virtuosi, fermo restando l’obiettivo di comparto, vedranno azzerati i tagli introdotti dal d.l. 78/2010 e non saranno soggetti alla ulteriore stretta introdotta dal decreto in commento.
Essi dovranno conseguire l’obiettivo strutturale realizzando un saldo finanziario pari a zero. Inoltre, avranno uno sconto sulla manovra imposta per il 2012 dall’articolo 14 del decreto legge 78/2010. Sarà un decreto del Ministero dell’Economia, d’intesa con la Conferenza Unificata a definire la
riduzione, il cui ammontare complessivo ammonta, per comuni e regioni, a 200 milioni di euro.
Mentre per gli enti che appartengono alla categoria dei (solo) virtuosi è prevista l’esclusione dalla manovra aggiuntiva a introdotta per gli anni 2013 e successivi.
B) Gli ulteriori tagli dal 2013
La “stretta” ammonta, per i comuni con popolazione superiore a 5 mila abitanti, a 1 miliardo nel 2013 e 2 miliardi a partire dal 2014. Essa opererà, per i comuni delle regioni a statuto ordinario, sul fondo sperimentale di riequilibrio e sul fondo perequativo, mentre per i comuni di Sicilia e Sardegna sui trasferimenti, comprensivi della compartecipazione Irpef.
Non solo: i tagli ai comuni non virtuosi potranno essere aumentati fino al 50%, per consentire al comparto di rientrare dello sconto concesso ai virtuosi.
L’individuazione delle singole riduzioni è rinviata ad un decreto del Mef, d’intesa con la Conferenza Stato città, da emanare entro il 30 giugno 2012.
C) Rafforzamento del Patto Regionalizzato
A decorrere dal prossimo anno le modalità di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica delle regioni, delle province autonome, degli enti locali del territorio, degli enti e organismi strumentali o il cui funzionamento è posto a carico dei predetti enti, possono essere concordate tra lo Stato e le regioni (comprese le province autonome), previo accordo in sede di Cal (Consiglio delle autonomie locali) e, ove non istituito, con i rappresentanti dell’Anci e dell’Upi regionali.
Ciò a condizione che la regione nel triennio precedente abbia rispettato il patto di stabilità interno in tutte e tre gli anni e non sia stata sottoposta ai piani di rientro dai deficit sanitari.
Le regole del patto regionalizzato richiedono di rispettare i criteri europei nella individuazione delle entrate e delle spese da considerazione nel saldo valido ai fini del patto; la regione risponde del mancato raggiungimento dell’obiettivo, attraverso un maggiore concorso alla manovra nell’anno
successivo, in misura pari all’importo sforato.
Sono altresì confermate le sanzioni vigenti a carico degli enti inadempienti e il monitoraggio a livello centrale, nonché il termine perentorio del 31 ottobre per la comunicazione degli obiettivi “regionalizzati”.
Le modalità di attuazione del nuove regole del patto regionalizzato saranno fissate con decreto del Ministro dell’Economia, d’intesa con la Conferenza unificata, entro il 30 novembre 2011.
D) Nuove sanzioni in caso di mancato rispetto del patto di stabilità interno
Intanto, debutta la sanzione pecuniaria a carico degli amministratori e del responsabile del servizio economico-finanziario, di ammontare pari fino a dieci volte l’indennità di carica, per i primi, e fino a tre volte la mensilità (al netto degli oneri), per i secondi.
Essa sarà stabilita dalla sezioni giurisdizionali della Corte dei conti nei casi in cui accertino che il rispetto del patto è stato raggiunto mediante imputazioni contabili “scorrette” o altre forme elusive; pensiamo, ad esempio, alla contabilizzazione delle entrate e delle spese alle cosiddette partite di giro, anziché ai pertinenti capitoli di bilancio.
Una ulteriore disposizione sancisce la nullità dei contratti e degli atti elusivi delle regole del patto di stabilità
interno,
posti in essere a partire dal 6 luglio.
Ancora, dopo la soppressione dei trasferimenti statali operata con il federalismo fiscale, le sanzioni riferite a tagli o soppressioni degli assegni statali sono riferite anche alle “nuove” entrate del fondo sperimentale di riequilibrio; in caso di incapienza gli enti locali sono tenuti a versare la differenza allo Stato.
Nel frattempo le associazioni degli enti locali si sono schierate contro la manovra. In effetti, proprio nel primo anno di applicazione del federalismo fiscale – la svolta epocale che ha mandato in soffitta i trasferimenti statali, a favore all’autonomia finanziaria – nulla è cambiato rispetto ai “soliti” tagli, operati, questa volta, sulle “nuove” voci del fondo sperimentale di riequilibrio alimentato dalla fiscalità immobiliare, anziché sui trasferimenti statali. Mentre si salva l’ulteriore voce di entrata arrivata nell’era federalista della compartecipazione al gettito dell’Iva; per cui i comuni con maggiore “capienza” di Iva avranno minori tagli.
L’unica novità è l’incursione dei dieci indicatori di virtuosità per salvaguardare alcuni enti (fra quelli con più di 5 mila abitanti) dalla tagliola. Dalle prime applicazioni, però, i risultati si dimostrano lontani dall’obiettivo di selezionare i comuni con una buona gestione economico-finanziaria. Non sarà facile. D’altra parte, proprio per questo motivo è stata messa in moto la “macchina” dei questionari dei fabbisogni standard.
Patrizia Ruffini

Il ministro: 'Chiedete a Palazzo Chigi'. Il Capo dello Stato chiede il confronto in Parlamento. Bersani attacca: 'E' da dottor Stranamore, colpisce i deboli'. Linea dura dell'Anci: 'Basta incontri'
 Presidente della Repubblica emana decreto, chiede a Camere dibattito senza blindature e contenuti 'attinenti': 'In triennio 2012-2014 strumenti ordinari e ddl collegati'. Ministro: 'Obiettivo e'
pareggio bilancio, cosi' scende debito'. Governo apre a modifiche su pensioni e bollo titoli. Rottura con Regioni e Comuni. Anci: 'Basta incontri'. Marcegaglia: 'Taglio spesa o rischio Grecia'.

TREMONTI, INTERVENTO GLOBALE E' DI 48 MILIARDI - L'intervento globale si attestera' su 48 miliardi. Lo ha spiegato il ministro dell'Economia Giulio Tremonti spiegando che in alcuni anni ci sara' un effetto di trascinamento anche per gli anni successivi: "Sommare e' sbagliato - ha detto - L'intervento sara' di 2 miliardi il primo anno, di 6 il secondo, poi di 20 miliardi e quindi di ulteriori 20 miliardi. Questi sono i numeri che diamo in parlamento e in Europa. Ma per chiarire tutto vi daremo la tabellina". In precedenza il ministro aveva indicato gli importi dei diversi anni, senza considerare l'effetto trascinamento in base al quale l'intervento in un anno ha anche un effetto correttivo l'anno successivo.

La Manovra appena varata "ci porta linearmente sul sentiero di arrivo al pareggio di bilancio". Afferma il ministro dell'Economia  spiegando che "il pareggio e' fondamentale perche' se sei al pareggio il debito scende strutturalmente".

Per il pareggio di Bilancio un contributo di 17 miliardi - 2 nel 2013 e 15 nel 2014 - dovranno arrivare dalla delega assistenziale, prevista all'interno della delega fiscale. Ha spiegato il ministro dell'Economia che ha illustrato, dal 2011 al 2014, tutte le cifre per arrivare all'obiettivo del pareggio di bilancio. "Per l'anno in corso, il 2011, c'e' un'esigenza di correzione, di manutenzione, di 2 miliardi di euro, e sono certo - ha sottolineato Tremonti - del fatto che l'obiettivo fissato al 3,9 sara' centrato. Nel 2012 c'e' un'esigenza di correzione pari a 6 miliardi che si aggiungono a tutto quello che e' stato fatto negli anni passati. Per il 2013 il dl prevede una correzione per 18 miliardi ai quali si aggiungono 2 che devono arrivare dalla delega assistenziale. Per il 2014 la correzione e' di 25 miliardi dal decreto legge piu' 15 dalla delega assistenziale".

I risparmi previsti dalla manovra ottenuti dai costi di Camera e Senato saranno destinati ad un "fondo speciale" le cui risorse serviranno a finanziare l'otto per mille in favore del Terzo settore.

''Sono possibili alternative ma solo a saldi invariati. Prosposte in questo senso saranno oggetto di valutazione''. Cosi' Tremonti sull'ipotesi di modificare la parte della Manovra che riguarda la rivalutazione delle pensioni e la norma che aumenta il bollo sui depositi titoli.

LODO FININVEST? NE PARLERA'PALAZZO CHIGI - Del lodo Fininvest "ne parlera' Palazzo Chigi. La riunione di ora e' per discutere del testo che c'e' e c'e' gia' molto da discutere. Ho gia' letto abbastanza retroscena". Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti cosi' risponde ad una domanda sul cosiddetto 'lodo Fininvest' che gli viene posta durante la conferenza stampa sulla manovra economica al Tesoro. Alla giornalista, che aveva inizialmente detto che avrebbe voluto porre la domanda al sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta, Tremonti ha subito risposto: "se vuole le diamo il telefonino".

OK NAPOLITANO, ORA CONTENUTI DL ATTINENTI A MANOVRA  - Giorgio Napolitano ha emanato il Dl approvato dal consiglio dei ministri il 30 giugno scorso recante 'Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria', "essendo stati essenzialmente ricondotti i suoi contenuti - si legge in una nota del Quirinale - alle norme strettamente attinenti alla manovra finanziaria ed a quelle suscettibili di incidere con effetto immediato sulla crescita economica". Nella nota, il Presidente della Repubblica "rileva altresi' che il decreto-legge prevede gran parte della manovra necessaria per raggiungere il pareggio del bilancio entro il 2014; per la restante parte si dovra' procedere con gli ordinari strumenti di bilancio relativi al triennio 2012-2014 e i relativi disegni di legge collegati".

Napolitano auspica che in Parlamento si svolga un confronto realmente aperto, che - partendo dalla condivisione dell'impegno assunto in sede europea per il raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2014 - consenta una seria discussione e libere scelte circa la impostazione e le misure idonee al raggiungimento di tale obiettivo e quindi alla riduzione del debito pubblico, insieme al rilancio della crescita economica".

Il Presidente della Repubblica "rileva altresi' che il decreto-legge prevede gran parte della manovra necessaria per raggiungere il pareggio del bilancio entro il 2014; per la restante parte si dovra' procedere con gli ordinari strumenti di bilancio relativi al triennio 2012-2014 e i relativi disegni di legge collegati".

ANCI A PARLAMENTO, CI ASCOLTI PER MODIFICHE  - Il Parlamento "ci ascolti per avviare un confronto che porti a modifiche di questa manovra". E' l'appello lanciato dal presidente dell'Anci, Osvaldo Napoli, nel corso di una conferenza stampa convocata per illustrare le ripercussioni che la manovra economica messa a punto dal Governo avra' sui Comuni. "Stanno rimettendo in piedi - ha detto il vicepresidente dell'Anci, Graziano Del Rio - un centralismo che non tiene conto di quello che pensano i Comuni, che sono sempre stati la spina dorsale del Paese".

I Comuni non si presenteranno all'incontro politico convocato dal Governo - si legge in un documento dell'ufficio di presidenza - ritenendo "il metodo applicato lesivo delle regole ordinarie e consolidate di reciproca e leale collaborazione che imporrebbero di condividere in via preventiva i contenuti di provvedimenti cosi' rilevanti che impattano sula vita degli altri livelli di Governo". Ricordando che i Comuni gia' negli anni passati hanno subito pesanti tagli e che comunque intendono partecipare al processo di risanamento del Paese, Osvaldo Napoli ha sottolineato che "in una fase in cui si parla di federalismo, un taglio del 35% al Fondo di equilibrio e' l'antitesi del federalismo". La manovra "in contrasto con i principi costituzionali e di autonomia finanziaria e di gestione, riduce le entrate assegnate - evidenzia l'Anci - di ben 3 miliardi di euro, pertanto nel 2010 le risorse da piu' di 11 miliardi di euro passano a 7 miliardi di euro". Quanto al Patto di stabilita' "viene regionalizzato in modo da costruire un obiettivo unico regionale, individuando nelle regioni il soggetto che opera il coordinamento degli spazi finanziari sul territorio, ma mantenendo le sanzioni a carico dei comuni". Anche la "continuita' e qualita'" dei servizi essenziali e' per l'Anci, a rischio visto che la manovra "prevedendo nel computo della spesa per il personale anche quella delle societa' ai fini del calcolo della soglia del 40% determinera' il blocco certo dell'accesso al turn over per il 90% dei Comuni". "Totalmente sbagliate", infine, le norme sui Comuni virtuosi perche' "producono risultati opposti a quelli sperati e perche' pongono a carico del comparto dei Comuni gli eventuali benefici che deriveranno per alcuni di essi".

NORMA, NO ADEGUAMENTO 5 VOLTE SOPRA MINIMO - Sullo stop alla rivalutazione delle pensioni c'e' ancora spazio di trattativa. Ma l'impatto della misura non e' di poco conto: il testo attuale - secondo i calcoli forniti dalla Ragioneria Generale dello Stato nella relazione tecnica - prevede infatti un risparmio per l'erario di tutto rispetto, cioe' 2,7 miliardi tra il 2012 e il 2014 (al lordo degli effetti fiscali).
Cosi' dettagliato: 600 milioni nel 2012, e 1,090 miliardi sul 2013 e il 2014. Questo intervento - valuta sempre la ragioneria, su un monte pensioni complessivo, stimato per il 2011 in circa 240,5 miliardi (tra pensioni e assegni sociali) colpirebbe circa un pensionato su quattro (poco meno del 20%). Si tratterebbe delle pensioni tra 3 e 5 volte il minimo della pensione Inps che sono il 12,7% del totale e di quelle superiori a 5 volte che rappresentano circa il 7%.
Quindi verrebbe colpito il 19,7% dei pensionati. Sempre la ragioneria ricorda che tre volte il trattamento minimo dell'Inps vuol dire un assegno di circa 18.270 euro l'anno; mentre 5 volte il minimo rappresenta un trattamento di 30.440 euro. Il testo inviato al Quirinale prevede che "a titolo di concorso per il conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, per il biennio 2012-2013, alla fascia di importo dei trattamenti pensionistici superiore a cinque volte il trattamento minimo di pensione Inps la rivalutazione automatica, (secondo il meccanismo stabilito dall'articolo 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448), non e' concessa. Per le fasce di importo dei trattamenti pensionistici comprese tra tre e cinque volte il trattamento minimo Inps, l'indice di rivalutazione automatica delle pensioni e' applicato, (per il periodo di cui al comma 1, secondo il meccanismo stabilito dall'articolo 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448), nella misura del 45 per cento".
Questo, tradotto in soldi, vuol dire - calcolava l'Inps - che le pensioni piu' basse, fino a 3 volte il minimo, ovvero fino a un importo (lordo) di 1.428 euro mensili, sarebbero rivalutate al 100%. Mentre le pensioni tra 3 e 5 volte il minimo - nello scaglione tra 1.428 e 2.380 euro mensili - sarebbero rivalutate al 100% nella fascia fino a 1.428 e al 45% nella fascia fino a 2.380. Le pensioni oltre 5 volte il minimo - ovvero superiori a 2.380 euro mensili - saranno rivalutare al 100% nella fascia fino a 1.428 euro, al 45% nella fascia da 1.428 a 2.380 e solo nella quota superiore a 2.380 euro mensili non avranno rivalutazione. I pensionati con redditi pensionistici lordi tra 3 e 5 volte il minimo - spiegava l'Inps - risultano essere 3,2 milioni, quelli con redditi pensionistici oltre 5 volte il minimo risultano essere 1,2 milioni: cioe' complessivi 4,4 milioni, su un totale di circa 16 milioni di pensioni erogate.


Manovra - Berlusconi: «Saremo secondi solo al Giappone» (1994)
pubblicato da Alberto Puliafito



Silvio Berlusconi commenta la manovra appena varata: «Saremo secondi solo al Giappone». Guardiamo bene la data de La Stampa: era il 29 settembre 1994.


La manovra di allora era da 48mila miliardi di lire. Come vedete, lo schema non era poi molto diverso da oggi: innalzamento dell’età pensionabile e tagli allo stato sociale. Nemmeno sul fronte televisivo la situazione era differente: Bossi voleva una rete Rai (in sostanza l’avrebbe ottenuta), la Rai rischiava una specie di commissariamento (in sostanza, è arrivato) e Demetrio Volcic se ne andava dal Tg1 di cui era stato direttore sbattendo la porta. All’epoca, però, si abbatteva la scure anche sulla sanità. Esattamente come nella versione della manovra prima della stretta finale - ce la siamo già dimenticati tutti, dopo che è arrivato il decreto anticrisi e dopo che Tremonti ha rassicurato che non ci saranno (altri) tagli alla sanità? -, con il ritorno dei ticket.
I toni di diciassette anni fa erano trionfalistici. E non è andata così. I toni di adesso sono da salvatori della patria. L’equazione, visto che la minestra è sempre la stessa, porta a un risultato scontato. Ma anche i toni delle opposizioni non sono certo cambiati: impotenti e spesso complici, esattamente come allora.
Nel frattempo, su Non leggere questo blog appare una raccolta di tutte (o quasi) le dichiarazioni del presdelcons in tema tasse: c’è da disperarsi.
Del resto, ricorderete lo slogan, Meno tasse per tutti. E magari ricorderete anche il celeberrimo contratto con gli italiani che prometteva un abbattimento della pressione fiscale. Come?

Con questa strategia:
    Abbattimento della pressione fiscale: con l’esenzione totale dei redditi fino a 22 milioni di lire annui; con la riduzione al 23% per i redditi fino a 200 milioni di lire annui; con la riduzione al 33% per i redditi sopra i 200 milioni di lire annui; con l’abolizione della tassa di successione e della tassa sulle donazioni.
    Una strategia evidentemente fallita.
    Ma a spulciare i giornali dell’epoca, si scopre una cosa inquietante: anche il linguaggio delle opposizioni e dei sindacati era identico: si parlava di “massacro sociale” (Massimo D’Alema). Si chiamava allo sciopero generale (anche se i sindacati non erano spaccati). Nulla di nuovo sotto il sole, insomma. Solo che, al tempo stesso, è tutto decisamente peggiorato. E se si riuscisse a uscire dagli slogan (incluso quel “pagano sempre i soliti” che dicono sempre gli stessi), si capirebbe che stiamo pagando ora le conseguenze sociali di quanto iniziato nel 1994 e continuiamo a pagare sempre di più.
    E’ il neoliberismo, signori. E i problemi che Berlusconi rappresenta per l’Italia sono solo un aspetto del problema globale che si esplica con il rinnovato potere del direttorio franco-tedesco. Come dire, una stortura locale nella situazione più macroscopica
    http://www.polisblog.it/post/11077/manovra-berlusconi-saremo-secondi-solo-al-giappone-1994

http://www.governo.it/backoffice/allegati/64174-6945.pdf
http://video.ilsole24ore.com/TGFrizzera/Video/2011/manovra-finanziaria-le-novita-fiscali-del-d-l-98-2011/manovra-finanziaria-le-novita-fiscali-del-d-l-98-2011.php

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