Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.

"Bisogna sempre avere il coraggio delle propriidee e conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti (Charlie Chaplin).





lunedì 1 agosto 2011

Senteza Canone di depurazione

Sentenza Corte di Cassazione 12 aprile 2011, n. 8318

Tariffa idrica - Canone di depurazione - Sentenza 335/2008 della Corte Costituzionale - Incidenza sulle situazioni giuridiche non esaurite

La sentenza 335/2008 con cui la Corte Costituzionale ha stabilito che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione non è dovuta in assenza del servizio medesimo, incide su tutte le situazioni giuridiche non esaurite.
Alla luce di tale considerazione la Corte di Cassazione ha poi deciso nel merito la controversia, dichiarando come “non dovuta” la somma pagata a titolo di quota di tariffa riferita al servizio di depurazione, limitatamente al trimestre ottobre-dicembre 2000 nel quale l’impianto di depurazione non era in attività (sentenza 8318/2011).
Le sentenze della Corte Costituzionale che dichiarano l’illegittimità costituzionale di una norma, sottolinea la Corte di Cassazione, hanno effetto retroattivo con l’unico limite delle situazione “consolidate”, nelle quali cioè il rapporto si è definitivamente esaurito (come nel caso di giudicato o di decorrenza del termine prescrizionale o decadenziale previsto dalla legge).


Corte di Cassazione
Sentenza 12 aprile 2011, n. 8318
La Corte Suprema di Cassazione Sezione terza civile Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
(omissis)
ha pronunciato la seguente: sentenza
sul ricorso proposto da:  Fondazione (omissis;
— ricorrente contro Comune Milano  in  persona  del Sindaco pro tempore  (omissis);
— controricorrente - 

avverso  la  sentenza n. 1726/2008 della Corte di Appello di Milano,  Prima  Sezione  Civile, emessa il 7/5/2008, depositata il  13/06/2008  (R.G. 1776/2005); 

udita  la  relazione  della causa svolta nella pubblica  udienza  del  15/02/2011 dal Consigliere (omissis);
udito  l'Avvocato  (omissis);
udito l'Avvocato(omissis);
udito  il  Pm  in persona del Sostituto Procuratore Generale  Dott.  (omissis), che ha concluso per il rigetto del ricorso.        

Fatto
Svolgimento del processo
La Fondazione (omissis) conveniva, davanti al tribunale di Milano, il Comune di Milano chiedendo che fosse accertata l'illegittimità, per inesistenza del relativo servizio, della tariffa per il canone di depurazione delle acque, che lo stesso Comune le aveva addebitato per l’anno 2000.
Si costituiva il Comune di Milano richiamando il disposto della legge n. 36 del 1994, articolo 14, comma 1 che stabiliva la debenza della quota tariffaria contestata anche nell'ipotesi di inesistenza ed inattività di impianti centralizzati di depurazione.
Il Tribunale, con sentenza del 23.4.2004, rigettava la domanda.
Ad eguale conclusione perveniva la Corte d'Appello che, con sentenza del 13.6.2008, rigettava l'appello proposto dalla Fondazione (omissis).
Quest’ultima ha proposto ricorso per cassazione affidato ad un motivo.
Resiste con controricorso il Comune di Milano.
Le parti hanno anche presentato memoria.

Diritto
Motivi della decisione
Con unico motivo la ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione della legge n. 36 del 1994 — ed in particolare dell'articolo 14, comma 1, dichiarato incostituzionale — nonché della legge n. 549 del 1995 e conseguentemente dei principi costituzionali in materia.
Il motivo è fondato per le ragioni che seguono.
La Corte di merito ha rigettato l’appello proposto dall'odierna ricorrente interpretando la legge n. 36 del 1994, articolo 14, comma 1 quale obbligo di pagamento del corrispettivo per la depurazione delle acque, anche in assenza di un qualsiasi servizio di depurazione.
Ma la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 335 del 2008, ha dichiarato illegittimo la legge 5 gennaio 1994, n. 36, articolo 14, comma 1, nel testo modificato dalla legge 31 luglio 2002, n. 179, articolo 28 nella parte in cui prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti "anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi".
A tal fine, ha rilevato che l’interpretazione della legge n. 36 del 1994, condotta alla stregua dei comuni criteri ermeneutici, porta a ritenere che la tariffa del servizio idrico integrato si configuri, in tutte le sue componenti, come corrispettivo di una prestazione commerciale complessa, il quale, ancorchè determinato nel suo ammontare in base alla legge, trova fonte, non in un atto autoritativo direttamente incidente sul patrimonio dell'utente, bensì nel contratto di utenza.
E la connessione di tali componenti è evidenziata, in particolare, dal fatto che, a fronte del pagamento della tariffa l'utente riceve un complesso di prestazioni consistenti, sia nella somministrazione della risorsa idrica, sia nella fornitura dei servizi di fognatura e depurazione.
Ne consegue che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione, in quanto componente della complessiva tariffa del servizio idrico integrato, ne ripete necessariamente la natura di corrispettivo contrattuale, il cui ammontare è inserito automaticamente nel contratto (legge n. 36 del 1994, articolo 13).
Concludendo che, dall'accertata volontà del legislatore di costruire la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione come corrispettivo, deriva la fondatezza della censura di irragionevolezza della disposizione denunciata, nella parte in cui prevede che la suddetta quota di tariffa sia dovuta dagli utenti anche quando manchi il servizio di depurazione.
La norma censurata, imponendo l'obbligo di pagamento in mancanza della controprestazione, infatti, prescinde dalla natura di corrispettivo contrattuale della quota e, pertanto, si pone ingiustificatamente in contrasto con la ratio del sistema della legge n. 36 del 1994, fondata, invece, sull'esistenza di un sinallagma che correla il pagamento della tariffa stessa alla fruizione del servizio per tutte le quote componenti la tariffa del servizio idrico integrato, ivi compresa la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione.
Il Giudice delle Leggi ha stabilito quindi:
a) la natura di corrispettivo contrattuale delle somme pagate per la depurazione delle acque, a partire dal 4 ottobre 2000;
b) la conseguente illegittimità della richiesta di un tale pagamento in assenza della fornitura del corrispondente servizio di depurazione delle acque.
Solo per completezza vale rammentare che, con la stessa sentenza, la Corte costituzionale ha rilevato che il censurato legge n. 36 del 1994, articolo 14, comma 1, è stato, con decorrenza dal 29 aprile 2006, abrogato dal Dlgs 3 aprile 2006, n. 152, articolo 175, comma 1, lettera u), (Norme in materia ambientale), e sostituito dall'articolo 155, comma 1, primo periodo, dello stesso decreto legislativo, il quale prevede che "Le quote di tariffa riferite ai servizi di pubblica fognatura e di depurazione sono dovute dagli utenti anche nel caso in cui manchino impianti di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi. Il gestore è tenuto a versare i relativi proventi, risultanti dalla formulazione tariffaria definita ai sensi dell'articolo 154, a un fondo vincolato intestato all'Autorità d'ambito, che lo mette a disposizione del gestore per l'attuazione degli interventi relativi alle reti di fognatura ed agli impianti di depurazione previsti dal piano d'ambito".
Ed ha ritenuto che l’analogia tra quest’ultima disposizione e quelle dichiarate incostituzionali rende evidente che le considerazioni svolte, in ordine alla irragionevolezza di queste ultime, valgono anche per la prima.
Concludendo, per la declaratoria di incostituzionalità nei termini che seguono: "Dichiara l'illegittimità costituzionale della legge 5 gennaio 1994, n. 36, articolo 14, comma 1, (Disposizioni in materia di risorse idriche), sia nel testo originario, sia nel testo modificato dalla legge 31 luglio 2002, n. 179, articolo 28 (Disposizioni in materia ambientale), nella parte in cui prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti "anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi";
dichiara, ai sensi della legge 11 marzo 1953, n. 87, articolo 27 l'illegittimità costituzionale del Dlgs 3 aprile 2006, n. 152, articolo 155, comma 1, primo periodo, (Norme in materia ambientale), nella parte in cui prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti " anche nel caso in cui manchino impianti di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi".
Ora, la sentenza richiamata — come tutte le sentenze di accoglimento di una questione di legittimità costituzionale pronunciate dalla Corte costituzionale (da ultimo Cass. 6.5.2010 n. 10958) — ha effetto retroattivo, con l'unico limite delle situazioni consolidate per essersi il relativo rapporto definitivamente esaurito.
E per rapporto esaurito deve intendersi quello rispetto al quale si sia formato il giudicato, ovvero sia decorso il termine prescrizionale o decadenziale previsto dalla legge.
Diversamente, la declaratoria di illegittimità costituzionale di una norma — avendo effetto retroattivo -incide su tutte le situazioni giuridiche non esaurite, producendo i propri effetti su tutti i giudizi in corso.
Le sentenze di questo tipo, quindi, possono essere fatte valere, per la prima volta, anche in sede di legittimità, a condizione che il mutato assetto normativo scaturente dalla sentenza del giudice delle leggi venga invocato nel ricorso introduttivo, e non, per la prima volta, nella memoria d'udienza depositata ai sensi dell'articolo 378 C.p.c., con la quale non possono essere ampliati i motivi di ricorso (Cass. 14.11.2008 n. 27264).
L'odierno ricorrente ha correttamente e tempestivamente sollevato la questione in sede di ricorso per cassazione.
In conclusione, quindi, posto che — nella specie (circostanza questa non contestata) — il Comune di Milano, nell'anno 2000 — più precisamente nel periodo 4 ottobre — 31 dicembre 2000 — era sfornito di impianto di depurazione centralizzato delle acque, nessun canone era dovuto, per tale periodo, da parte dell'attuale ricorrente.
Le ulteriori questioni, sollevate dal resistente Comune in questa sede, in ordine all'applicabilità, nella specie, del disposto della legge n. 13 del 2009, articolo 8 — norma quest’ultima introdotta proprio a seguito della pronuncia richiamata, e relativa alle modalità di restituzione agli utenti delle somme illegittimamente percepite dai gestori in assenza del servizio di depurazione, con la destinazione di tali somme ad un fondo vincolato — sono estranee al tema trattato, con conseguente inammissibilità del loro esame.
Peraltro, vale rimandare — anche per questo profilo -alla stessa sentenza n. 335 del 2008 che, una volta affermato il principio della corrispettività fra la quota dovuta ed il servizio di depurazione, sul punto, si è così espressa: "A tale conclusione non può obiettarsi che la corrispettività fra la suddetta quota e il servizio di depurazione sussisterebbe comunque, perchè le somme pagate dagli utenti in mancanza del servizio sarebbero destinate, attraverso un apposito fondo vincolato, all'attuazione del piano d'ambito, comprendente anche la realizzazione dei depuratori.
Precisando "Va osservato, in contrario, che:
a) l'ammontare della quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è determinato indipendentemente dal fatto se il depuratore esista o no, essendo esso in ogni caso commisurato al costo del servizio di depurazione, in applicazione del cosiddetto metodo normalizzato, e non al costo di realizzazione del depuratore (come risulta dall'allegato del citato Dm 1 agosto 1996, punto 3.1, lettera c, e dall'allegato 1, punto 2.3, della citata delibera Cipe 19 dicembre 2002, n. 131/02);
b) il provento costituito dalla quota confluente nel fondo vincolato può essere destinato alla realizzazione di depuratori non utilizzabili dal singolo utente obbligato al pagamento, come nel caso in cui i depuratori siano realizzati in Comuni diversi da quello in cui si trova l'utente, oppure nel caso in cui l'utente, dopo il pagamento della tariffa, si sia trasferito in altro Comune;
c) nel caso in cui il Comune non gestisca direttamente il servizio idrico, la scelta del tempo e del luogo di realizzazione dei depuratori è affidata, dalla legge n. 36 del 1994, articolo 11, comma 3, a soggetti terzi rispetto al contratto di utenza, e cioè ai Comuni e alle Province, nell'esercizio della loro competenza a predisporre il piano d'ambito;
d) l'attuazione di tale piano si inserisce nel rapporto fra gestore e autorità d'ambito e non in quello fra esso e l'utente, perchè produce un'utilità riferita all'ambito territoriale ottimale nel suo complesso e non anche quella utilità particolare che ogni utente ottiene dal servizio, la quale sola — come chiarito dai lavori preparatori richiamati al punto 6.1. — consente di qualificare come corrispettivo la tariffa del servizio idrico integrato;
e) il contratto di utenza e il pagamento della quota tariffaria non costituiscono presupposto necessario per l'attuazione dello stesso piano, essendo quest’ultima prevista e disciplinata, anche nei tempi e nelle modalità, non già dal contratto di utenza, ma da moduli procedimentali di diritto amministrativo.
Aggiungendo: "Dall'impossibilità di qualificare l'attuazione del piano d'ambito come controprestazione contrattuale del pagamento della quota di tariffa riferita al servizio di depurazione discende la già evidenziata conseguenza che l'utente può agire contro l'inerzia dell'amministrazione nella realizzazione dei depuratori, non già in forza del rapporto contrattuale di utenza utilizzando gli ordinari strumenti civilistici di tutela, ma solo esercitando il generale potere di denuncia attribuitogli dall'ordinamento uti civis".
Conclusivamente, il ricorso è accolto.
Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la Corte di legittimità può decidere nel merito la controversia, ai sensi dell'articolo 384 C.p.c., comma 2, e dichiarare non dovuta la somma pagata, a titolo di quota di tariffa riferita al servizio di depurazione per il periodo 4 ottobre 2000 — 31 dicembre 2000, da parte della Fondazione (omissis).
Le questioni di diritto sollevate e risolte nel presente processo giustificano la compensazione, fra le parti, delle spese dell'intero processo.

PQM

La Corte accoglie il ricorso.
Cassa e, decidendo nel merito, dichiara non dovuta la somma pagata, a titolo di quota di tariffa riferita al servizio di depurazione per il periodo 4 ottobre — 31 dicembre dell'anno 2000, dalla Fondazione(omissis).
Compensa le spese dell'intero processo.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della terza sezione civile della Corte di cassazione, il 15 febbraio 2011.
Depositato in Cancelleria il 12 aprile 2011

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