Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.

"Bisogna sempre avere il coraggio delle propriidee e conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti (Charlie Chaplin).





giovedì 8 settembre 2011

Pensaci e passa il fatto se puoi…per Francesco, per Elisabetta, per Tomaso per noi stessi

 
Pensaci e passa il fatto se puoi…per Francesco, per Elisabetta, per Tomaso, per noi stessi

Passo il fatto, sembra una storia inventata.” Sono stati condannati all’ergastolo, dal tribunale di Varanasi, in India, Tomaso Bruno e Elisabetta Boncompagni, i due giovani arrestati nel febbraio dell’anno scorso con l’accusa di avere ucciso Francesco Montis, sardo di Terralba, loro compagno di viaggio.”Siamo allibiti, i nostri legali presenteranno subito ricorso” dice Marina Maurizio, la mamma di Tomaso, 27 anni di Albenga. Le motivazioni della sentenza saranno rese note soltanto lunedì. Tomaso Bruno, 27 anni di Albenga, ed Elisabetta Boncompagni, 37 anni di Torino, erano arrivati in India insieme a Francesco Montis, che all’epoca aveva 31 anni.I tre si erano conosciuti a Londra e avevano deciso di fare insieme una vacanza a Varanasi, nell’Uttar Pradesh, una delle città più antiche del mondo. Francesco ed Elisabetta erano fidanzati. La mattina del 4 febbraio 2010, la vittima si era sentita male e i due amici avevano chiesto aiuto al personale dell’hotel Buddha di Chentgani, alla periferia della città, dove si trovavano. Subito soccorso, il giovane era morto in ospedale. Sul suo corpo, secondo quanto accertato dall’autopsia, sei lividi, per gli inquirenti i segni di una colluttazione. La polizia decise così di arrestare i due amici, sostenendo che lo avevano ucciso per sbarazzarsi di lui. A nulla servì la lettera dalla madre del giovane morto, nella quale riferiva che il figlio era malato e aveva problemi respiratori.”

Se non fosse urgente e tragica non  l’avrei scritta, capirete leggendo. Mi è stata  segnalata da  un amico pugliese, Gino Ancona. Ciononostante ho cercato fonti sul web come quella appena trascritta dalla Nuova Sardegna e ne ho trovate a volontà di locali, come la notizia sulla Stampa All’ergastolo in India: “Hanno ucciso l’amico” e ve l’allego in fondo, così sopratutto la lettera che sta girando con tono  più “amichevole”.
Si, pensateci un po’ e poi vi prego di fare qualcosa, io ho tentato. Potrebbe accadere a chiunque.
Doriana Goracci



Pensate a tre amici, ad una vacanza esotica, spirituale, di ricerca. Pensate ad un incubo, che inizia con una tragedia e pian piano, invece di scemare e portarvi al risveglio, peggiora, ogni giorno, nei modi più impensabili. Pensate ai vostri cari, lontani, troppo lontani nel momento del bisogno. Pensate ad un padre, ad una madre, a sorelle e fratelli. Pensate a degli amici, quelli veri, quelli di tutta una vita, quelli che anche se non se lo sono mai detto si vogliono un bene dell’anima.
Francesco Montis, Elisabetta Boncompagni e Tomaso Bruno sono dentro questa terribile storia. Francesco muore, all’estero, in India, durante una vacanza insieme ai suoi due amici.
Elisabetta e Tomaso passano dall’angoscia per l’amico morto alla paura, al terrore per la propria libertà, per la propria vita.
Perchè da subito, senza dar loro il tempo di immaginarselo, vengono accusati di aver ucciso il loro amico. Vi chiedo cortesemente di leggere queste righe, fino in fondo.
Probabilmente ad un certo punto vi direte “non è possibile” Comprensibilmente potreste anche credere alla loro colpevolezza, è umano, non vergognatevi di farlo, ma continuate a leggere, se ce la fate, fatelo senza pregiudizi.
Magari vi immaginerete qualche vecchio film, dove di solito i protagonisti sono gente tipo richard gere, sean penn, susan sarandon; ma questo non è un film.
Tomaso vive ad Albenga, dove da mesi (anzi ormai è purtroppo più giusto dire da anni), i suoi Amici stanno battendosi come leoni per lui ed Elisabetta, per far avere alla loro storia un pò di visibilità in italia, per sensibilizzare la cosiddetta opinione pubblica, per non farli sentire soli, anche a migliaia di km di distanza. Vi chiedo cortesemnete di leggere queste righe, fino in fondo. Dopo di che, se lo riterrete giusto, vi chiedo di riflettere sulla possibilità di esporvi un pochino, chiedendomi i moduli da firmare, che vi manderò via mail. Se lo riterrete giusto, se lo riterrete importante, vi chiedo di parlare di questa storia, di far leggere queste righe a più gente possibile.
Se lo riterrete giusto vi chiedo di proporre anche a loro di firmare la petizione che vi manderò e di concordare con me le modalità di spedizione. Perchè molti di voi non conoscono Tomaso o Elisabetta o Francesco Ma tutti sappiamo quanto sia importante la libertà, anche se spesso ce ne rendiamo conto solo quando ce la portano via.
Grazie fin d’ora per l’attenzione.

Illustrazione dei fatti

Il giorno 4 febbraio 2010 in Varanasi in una camera dell’Hotel Buddha, veniva rinvenuto agonizzante Francesco Montis, compagno di Elisabetta Boncompagni.Tomaso Bruno, Elisabetta Boncompagni condividevano la stanza con Francesco Montis e, appena accortisi della situazione, chiamavano lo staff dell’albergo per chiedere soccorso. Sul luogo non giungeva un’ambulanza bensì un taxi ed il ragazzo veniva trasportato all’ospedale più vicino, dove un medico ne constatava il decesso. Tomaso chiamava immediatamente il numero di emergenza dell’Ambasciata Italiana a New Delhi, la quale gli forniva indicazioni sul da farsi. Successivamente la polizia di Varanasi imponeva a Tomaso ed Elisabetta di restare in albergo e di non usare internet, consentendo però loro l’uso dei telefoni cellulari.Il giorno 7 febbraio 2010, in presenza dell’Avvocato Mr. Vibhu Shankar dello Studio Titus di Delhi (nominato su indicazione dell’Ambasciata), Tomaso ed Elisabetta venivano tratti in arresto con l’accusa di aver strangolato Francesco Montis sulla base di postmortem (esame autoptico) che relazionava che la morte era avvenuta per asfissia da strangolamento.Lo Studio Legale Titus, avvalendosi anche della consulenza dello Studio Tulsi sempre di New Delhi, faceva eseguire una controperizia dalla quale si evince che la morte è avvenuta per asfissia, ma non da strangolamento bensì per altre cause.I due ragazzi sono detenuti da quella data nel Distric Jail di Varanasi , essendosi la polizia riservata il deposito della chiusura delle indagini sino allo scadere dei termini (90 giorni) con continui rinvii ogni 14
giorni. Il 26 Aprile 2010 la Polizia depositava il foglio preliminare di accusa al Pubblico Ministero, il quale tuttavia aspettava la scadenza dei termini per la presentazione al Giudice.Il 10 maggio 2010 il Giudice, preso atto dello stato di accusa ( Crimine n° 34 del 2010), fissava la prima udienza del Procedimento Penale per il giorno 21 maggio, quando il Pubblico Ministero ha esposto le accuse mosse contro Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni.

Nel frattempo lo Studio Legale Titus presentava istanza per la richiesta di libertà su cauzione (dopo alcuni rinvii dovuti alla mancanza della presentazione della documentazione da parte del Pubblico Ministero) ed il 19 aprile 2010 veniva fissata l’udienza per la discussione finale. Il 19 Aprile 2010 (in presenza dell’addetta consolare Sig.ra Maurizia Costanzo), il Giudice non si presentava in aula e l’udienza veniva rinviata d’ufficio al successivo 3 maggio 2010. Il 3 maggio 2010 (in presenza dell’addetto consolare Dr. Davide Franchini), poiché il Giudice titolare era assente per ferie il Giudice che lo sostituiva, non essendo a conoscenza della pratica, rinviava nuovamente l’udienza al 13 maggio 2010.Il 13 maggio 2010 il Giudice, senza fornire alcuna motivazione, respingeva l’istanza di libertà su cauzione.Il 7 giugno 2010 avrebbe dovuto aver inizio il Processo presso il 13° Distretto Aggiuntivo di Varanasi (Trial Court) ma, per uno sciopero dei Pubblici Ministeri iniziato il 27 maggio 2010 e terminato il 15 giugno 2010, veniva fissata una nuova udienza per il 18 giugno 2010 (nella speranza di non trovarsi nuovamente di fronte a simili intoppi).Ciononostante, anche l’udienza del 18 giugno 2010 non si è potuta tenere in quanto il Giudice era in ferie ed il processo veniva rinviato al 29 giugno2010.

Nel frattempo, in data 15 giugno 2010 lo Studio Legale Titus presentava ricorso all’Alta Corte di Allahabad e formulava una nuova richiesta di Libertà su cauzione. Tale richiesta veniva respinta in data 9 luglio 2010, senza aver neppure
concesso alla difesa di poterla relazionare, con la seguente motivazione : “ essendo le indagini ancora in corso ed in una fase cruciale, l’istanza viene respinta”. Il Giudice che ha esaminato l’istanza non si era evidentemente accorto che
nel frattempo il processo era regolarmente iniziato e le indagini erano state dichiarate chiuse il 31 marzo 2010.

Intanto il 6 luglio 2010 iniziava l’interrogatorio del primo testimone (il manager dell’Hotel Buddha, dove i ragazzi alloggiavano). Da quella data al 21 settembre 2010 (udienza finale per l’interrogatorio del manager) si è susseguita una lunga serie di udienze, prima per il controinterrogatorio della difesa per conto di Tomaso Bruno e poi per conto di Elisabetta Boncompagni, intervallate da una serie infinita di rinvii per lutti, assenza del testimone, assenza del Pubblico Ministero, ferie del Giudice, motivi di ordine pubblico eccetera eccetera. Dal 21 settembre al 20 di ottobre 2010 non si sono più tenute udienze a causa di uno sciopero degli avvocati di Varanasi, che è terminato il 15 ottobre. Il 29 di Ottobre 2010 la Suprema Corte dell’India, pur respingendo la richiesta di Libertà su Cauzione (perché non incline a concederla a cittadini stranieri), osservava che gli imputati sono stranieri e che quindi sarà giusto ed opportuno che il processo si concluda entro tempi ragionevoli.

Veniva pertanto stabilito:
1) di concludere il processo entro tempi ragionevoli poiché entrambi gli imputati sono stranieri;
2) di condurre il processo giorno per giorno così da poterlo concludere entro tre mesi a partire dalla data odierna (29/10/2010)
3) di non permettere alcun aggiornamento delle udienze se non per motivi eccezionali.

Il mese di giugno, il mese di settembre e parte di quello di ottobre 2010 passavano pressoché a vuoto ed anche nel mese di novembre 2010, nonostante la suddetta Ordinanza della Corte Suprema, si continuava con una serie di rinvii inspiegabili. Ad esempio, l’udienza del 30 novembre 2010 non si teneva perché gli agenti di Polizia che avrebbero dovuto recarsi in Aula a testimoniare erano stati tutti trasferiti quindi, non prestando più servizio nella stessa Stazione di Polizia, non erano reperibili da parte del Pubblico Ministero.È evidente che tale situazione è assolutamente inaccettabile.Nel mese di dicembre 2010, nonostante 4 ulteriori rinvii e la chiusura per le festività natalizie dal 25 al 31 dicembre,si tenevano 8 udienze. Il 13 dicembre 2010 iniziava l’interrogatorio del medico (Dr. R.K.Singh) che aveva eseguito la prima autopsia, un medico specializzato in oculistica. Tale interrogatorio, intervallato dai consueti rinvii, terminava il giorno
15 gennaio 2011.

Il 20 gennaio 2011 iniziava l’interrogatorio del secondo medico (Dr. A.K. Pradhan) che aveva eseguito la seconda autopsia. Questo interrogatorio, nuovamente costellato da molteplici rinvii, si protraeva sino al 21 febbraio 2011. Nel frattempo la data fissata dalla Suprema Corte dell’India per il termine del processo (29 gennaio 2011) era stata ampiamente disattesa sia dal Giudice che dal Pubblico Ministero. Il 25 febbraio 2011 avrebbe dovuto iniziare l’interrogatorio del 12° testimone dell’accusa, ovvero il poliziotto che aveva iniziato le indagini (Mr. Saghir Ahmed) ma, a causa delle sue ripetute ed ingiustificate assenze (ben 9 volte), tale interrogatorio cominciava solo il 10 marzo 2011 e si protraeva sino al 01 aprile 2011, con altri 6 ingiustificati rinvii, avallati dal Giudice nonostante l’ordine della Suprema Corte Indiana.

Il 1° aprile 2011 iniziava anche l’interrogatorio del 13° testimone dell’accusa (Mr. D. Singh), il funzionario di polizia che aveva concluso le indagini. Tale interrogatorio terminava il 7 maggio 2011, dopo 13 udienze utili e 7
rinvii. Intanto il 21 aprile 2011 la Suprema Corte dell’India, su richiesta di proroga del Giudice presentata in data 4 febbraio 2011, concedeva ulteriori due mesi per il termine del processo (quindi fino al 25 giugno 2011).

L’11 maggio 2011 avrebbe dovuto tenersi la deposizione di Tomaso ed Elisabetta.

Tuttavia il Pubblico Ministero, dopo aver chiesto tempo sino al 16 maggio 2011, non si presentava neppure in quella data. La deposizione di Tomaso ed Elisabetta iniziava quindi il 19 maggio 2011 e terminava il 23 maggio 2011.

Il 27 ed il 31 maggio veniva assunta la deposizione dell’avvocato della difesa, Mr. Vibhu Shankar. Dal 1° giugno al 10 giugno 2011 il Giudice si tratteneva in ferie.

Il 13 giugno 2011 avrebbe dovuto iniziare la requisitoria del Pubblico Ministero ma, a seguito di sua richiesta, gli veniva concesso ulteriore tempo per prepararsi, sino al 16 giugno 2011. Il 18 giugno 2011 terminava la requisitoria del PM.Il 20 giugno 2011 avrebbe dovuto iniziare l’assunzione delle argomentazioni della difesa ma, a causa di un nuovo rinvio, ciò non è stato possibile. Dal 22 giugno 2011 all’8 luglio 2011 la difesa ha sostenuto le sue argomentazioni a sostegno dell’innocenza di Tomaso ed Elisabetta. Dall’11 al 15 luglio 2011 vi è stata la replica del PM. La difesa avrebbe voluto fare ancora alcune considerazioni su quanto affermato dal PM nella sua controreplica, ma non gli veniva concesso.

Il 23 luglio 2011, alla presenza del Dott. Cesare Bieller dell’Ambasciata Italiana a New Delhi, alle ore 17 è stata emessa la sentenza di condanna all’ergastolo per Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni. In fase di lettura della sentenza il PM, sentito che il giudizio era di colpevolezza, richiedeva il massimo della pena e cioè la Pena di Morte, che il Giudice nella sua magnanimità ha forse ritenuta eccessiva in quanto in India è riservata a gravi atti di terrorismo.Se siete arrivati a leggere fino a qui e siete ancora intenzionati a dare il vostro piccolo, ma significativo, contributo, vi chiedo di contattarmi all’indirizzo mail: albertocalandriello72@gmail.com vi invierò i moduli e la petizione e concorderemo insieme la consegna.
Grazie anche solo per aver ascoltato questa allucinante vicenda.
Cala


“Carcere a vita per i due turisti italiani Elisabetta Boncompagni e Tomaso Bruno, rinchiusi da diciassette mesi nel carcere di Varanasi in India con l’accusa di avere ucciso l’amico Francesco Montis in una stanza dell’albergo dove soggiornavano. Ieri pomeriggio, quando in Italia erano le 15 e nel paese asiatico le 18,30, il giudice ha condannato all’ergastolo la trentasettenne di Torino e il ventottenne di Albenga, in provincia di Savona, dietro le sbarre da domenica 7 febbraio 2010. Il tribunale indiano ha accolto la tesi dell’accusa, secondo cui la camera dell’hotel Buddha sarebbe stata teatro di un’esecuzione a sfondo sentimentale, compiuta dalla fidanzata del trentunenne di Terralba (Oristano) e dal suo presunto amante.
Una ricostruzione smentita categoricamente dai due imputati, che hanno sempre negato qualsiasi relazione aldilà di una semplice amicizia e hanno raccontato che il compagno di stanza era stato male per un attacco di asma. Erano stati proprio i due condannati, tre giorni prima dell’arresto, ad avvertire telefonicamente la reception, chiedendo di chiamare un’ambulanza per soccorrere Montis. La corsa in ospedale si era purtroppo rivelata inutile e la polizia avevano deciso di sottoporre la vittima a un’autopsia per chiarire le cause del decesso. Il primo esame necroscopico aveva evidenziato sei ferite sul corpo dello sfortunato viaggiatore, accreditando come probabile l’ipotesi dello strangolamento. Per i due amici si erano così spalancate le porte del carcere. Nel frattempo, nuovi accertamenti autoptici hanno smentito le prime supposizioni, indicando in un soffocamento, causato dagli spasmi bronchiali, la ragione del trapasso.

Questo scenario è stato avvalorato dalle dichiarazioni della madre di Montis, che ha spiegato come il figlio fosse un accanito fumatore e soffrisse da anni di problemi fisici. Nonostante le condizioni di salute, il sardo aveva deciso ugualmente di partire per un viaggio sul Gange con Boncompagni e Bruno, conosciuti a Londra, dove lavoravano come camerieri. Dopo circa tre settimane, la sua vacanza si è conclusa tragicamente, mentre per gli altri due villeggianti si è trasformata in un’odissea giudiziaria, caratterizzata da rinvii delle udienze per innumerevoli motivi (festività religiose, scioperi, lutti, visite istituzionali), da mobilitazioni politiche bipartisan in Italia e da testimonianze accusatorie rinnegate durante il processo da medici e poliziotti, tanto da lasciar sperare i due detenuti in un’assoluzione.  A complicare la loro posizione ci avevano però pensato da subito le autorità indiane, cremando le spoglie di Montis e impedendo ulteriori approfondimenti. «Non vi preoccupate, questo è solo il primo round: ne seguiranno altri e riusciremo a dimostrare la nostra innocenza», ha detto Tomaso Bruno ai genitori, arrivati in India per seguire le fasi conclusive del procedimento, pochi secondi dopo la lettura del verdetto. Gli avvocati difensori hanno annunciato ricorso in appello all’Alta Corte di Allahabad.”

fonte:  http://www.reset-italia.net/2011/09/07/coppia-italiana-ergastolo-india-varanasi/


  
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