Con il termine mafia si intende un sistema di potere esercitato attraverso l’uso della violenza e dell’intimidazione per il controllo del territorio, di commerci illegali e di attività economiche e imprenditoriali; è un potere che si presenta come alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato.


Un sistema di contro-potere dunque (a volte chiamato anti-Stato proprio per questa sua caratteristica), con una gestione gerarchica e verticistica, basata su regole interne a loro volta fondate sull’uso della violenza e dell’intimidazione.


È questa la vostra politica? Se avete un minimo di cervello usate gli attributi per un confronto Sui programmi. Ma vedo che alla fine usate i soliti mezzucci utilizzando i soliti servi sciocchi meschini e accattoni per cercare di fermare le persone.
Bene sappiate che io vado avanti lo stesso a testa alta e con schiena dritta e che voi siete sot
tocontrollo.

"Bisogna sempre avere il coraggio delle propriidee e conseguenze perché l’uomo è libero solo quando può esprimere il proprio pensiero senza piegarsi ai condizionamenti (Charlie Chaplin).





martedì 3 maggio 2016

Isola delle Femmine Italcementi e Ambiente: ISOLA DELLE FEMMINE NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I CEMENTIFICI Rifiuti a fuoco nei cementifici, protesta degli ambientalisti contro il piano della Regione

NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I 

CEMENTIFICI 


Rifiuti a fuoco nei cementifici, protesta degli 



ambientalisti contro il piano della Regione



Legambiente: "La Sicilia non è pronta, il governo Crocetta vuole solo il commissariamento"


Rifiuti a fuoco nei cementifici, protesta degli ambientalisti contro il piano della Regione


Battono ancora sulla differenziata. E accusano il governo Crocetta di “immobilismo, ignoranza e faciloneria”. Dopo l’anticipazione di Repubblica sul piano della Regione per smaltire il combustibile prodotto dai rifiuti nelle cementerie, gli ambientalisti salgono sulle barricate: “L’ipotesi – dice il presidente regionale di Legambiente, Gianfranco Zanna – non è pronta e praticabile già domattina.  Questa ipotesi prevede innanzitutto la presenza degli impianti di selezione dei rifiuti per togliere l'umido e contestualmente bisogna adeguare le cementerie, che, a loro volta, devono essere autorizzate. Per questo ci vuole tempo, lo stesso per indire le gare e portare i rifiuti fuori dalla Sicilia”. L’accusa è durissima: “Il solo scopo del governo è fare scoppiare un'emergenza sanitaria e arrivare allo scellerato e fallimentare commissariamento”. Per gli ambientalisti la soluzione è una sola: “La raccolta differenziata. Senza di essa – prosegue Zanna non si può parlare di gestione dei rifiuti. Per arrivare a questo, lo ribadiamo, l'unica soluzione resta purtroppo quella di portare i rifiuti fuori dall'isola per un breve periodo, ma a condizione che si pratichino subito scelte e azioni per una non più rinviabile politica seria e sostenibile di gestione”.

Al dipartimento Rifiuti si ragiona sull'ipotesi di smaltire l'immondizia trattata nelle cementerie seguendo il modello abruzzese. Per farlo, però, è necessario che le aziende si dotino di filtri anti-inquinamento all'avanguardia. I cementifici attivi in Sicilia sono sei: si trovano a Isola delle Femmine e Porto Empedocle (entrambi gestiti dall’Italcementi), Melilli (Sicical), Modica e Ragusa (entrambi Colacem) e Augusta (Buzzi Unicem). Nelle strutture finirebbero rifiuti “trasformati” in combustibile dopo un passaggio negli impianti di “trattamento meccanico biologico” come quello inaugurato l’anno scorso a Bellolampo.

L’idea è semplice: i cementifici bruciano già combustibile, e quindi se nei loro forni andassero i rifiuti trattati l’impatto ambientale si ridurrebbe. “Utilizzare gli impianti già esistenti per smaltire i rifiuti – dice il presidente della Regione Rosario Crocetta – permetterebbe di inquinare meno. È una favolosa opportunità per alleggerire il sistema e allo stesso tempo evitare l’uso di combustibili fossili”. “Il combustibile – annota Giuseppe Napoli, il professionista incaricato di redigere l’adeguamento del piano - può essere utilizzato unicamente da cementifici in possesso dell'autorizzazione integrata ambientale basata sull'adozione delle migliori tecniche disponibili”. Nelle cementerie, secondo le stime della Regione, potrebbe finire circa il 20 per cento del carico destinato ai termovalorizzatori, se questi fossero realizzati.

Intanto, ieri Crocetta è tornato a invocare il commissariamento.




 Sabato il governatore ha riannodato i fili del confronto con il sottosegretario alla presidenza Claudio De Vincenzi. Oggi il confronto proseguirà con una telefonata fra i due per arrivare a un commissariamento che la Regione vuole ottenere in tempi brevi: senza l’emergenza, secondo il dipartimento Rifiuti, il caos potrebbe arrivare entro fine mese. “Non ottenere il commissariamento – avvisa Crocetta – potrebbe provocare un problema di carattere sanitario”.

http://palermo.repubblica.it/politica/2016/05/03/news/rifiuti_da_smaltire_nelle_cementerie_scoppia_la_protesta_degli_ambientalisti-138990558/

NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I 

CEMENTIFICI 



"Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento, in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti". Gli ambientalisti lanciano l'allarme, per un eventuale coinvolgimento dei cementifici dell'isola allo smaltimento di rifiuti, con un comunicato stampa congiunto di Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina. 

"Infatti il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile, - spiegano le associazioni - diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica). Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore. Alle Associazioni basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Al posto della combustione del CDR si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia. Dietro l'angolo - concludono le associazioni ambientaliste - ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l'autorizzazione del co-incenerimento del CDR; questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare CDR nei cementifici". Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative. 


Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina



Sicilia, il piano della Regione: bruciare i rifiuti nei cementifici  



martedì, 3 maggio 2016



Per risolvere l’emergenza rifiuti in Sicilia la Regione ha un piano: bruciare i rifiuti nei cementifici. Le discariche infatti, come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, si vanno esaurendo –  il loro riempimento è previsto per fine Maggio – e le alternative sono poche. In sei stabilimenti per la produzione di cemento, già individuati, i rifiuti potrebbero essere utilizzati come combustibile. Dagli uffici della Regione dicono che si tratta di un’operazione sicura, addirittura “green”, che si fa già in altre parti d’Italia, ad esempio in Abruzzo.  Sembra l’ultima spiaggia per la Regione, dato che il presidente Rosario Crocetta paventa un’emergenza sanitaria nell’isola, con il ritorno dei cumuli di immondizia in strada.   L’uso dei cementifici per bruciare i rifiuti non è alternativo ai termovalorizzatori, che comunque il governo Renzi vuole costruire in Sicilia. E’ uno strumento in più, per risolvere ancora più velocemente l’emergenza, evitando la misura costosissima e imbarazzante dell’invio dei rifiuti all’estero. 
A rivelare il piano segreto della Regione e dell’assessore Vania Contraffatto è Repubblica Palermo di oggi:
 Un piano che si intreccia con la discussione romana sull’emergenza: sabato, a margine della visita del premier in Sicilia, il presidente della Regione Rosario Crocetta e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti hanno riannodato i fili del dialogo, con un confronto che proseguirà telefonicamente oggi.
In assessorato è stato costituito un gruppo di lavoro, un “tavolo permanente per la gestione dei rifiuti”, composto da dirigenti e consulenti gratuiti fra i quali Gaspare Viviani e Riccardo Ursi, rispettivamente ordinario di Ingegneria ambientale e associato di Diritto amministrativo all’università di Palermo. Continua Repubblica:
L’ipotesi di lavoro è appunto lo smaltimento “alternativo”, confluito già nella correzione del piano Rifiuti trasmessa a gennaio al ministero dell’Ambiente: l’uso del materiale prodotto dal trattamento dell’immondizia “come combustibile alternativo ai combustibili fossili, in modo particolare negli impianti termoelettrici e nei cementifici appositamente attrezzati”. 
Gli impianti dovrebbero essere quelli di  Isola delle Femmine e Porto Empedocle (entrambi gestiti dall’Italcementi), Melilli (Sicical), Modica e Ragusa (entrambi Colacem) e Augusta (Buzzi Unicem).
C’è timore di eventuali proteste degli ambientalisti ma Legambiente in altre occasioni si è detta favorevole all’ipotesi perché bruciare i rifiuti nei cementifici, si legge in un documento
– rende i cementifici più controllati.
I cementifici quando bruciano rifiuti sono obbligati a monitorare alcuni inquinanti – come ad esempio le diossine – che non sono obbligati a monitorare per legge quando bruciano le altre schifezze classificate come combustibili tradizionali;
– a parità di risultati, bruciare rifiuti in un cementificio è meglio che in un inceneritore sotto il profilo delle emissioni di CO2: nel primo caso (cementificio) infatti il rifiuto sostituisce un (pessimo) combustibile fossile, che comunque verrebbe impiegato; nel secondo caso (inceneritore) invece i rifiuti verrebbero usati per produrre calore, in parte convertito in elettricità (al massimo per il 25%), in parte (nei paesi e nei mesi freddi) usato in reti di teleriscaldamento, in parte (la gran parte) semplicemente disperso nell’ambiente come calore: gli inceneritori, anche i migliori possibili, sono macchine intrinsecamente inefficienti sotto il profilo del recupero energetico, specie nei paesi caldi;
Il tema dei rifiuti in Sicilia è tornato prepotentemente di attualità sia dopo la decisione della Regione di accentrare di nuovo la gestione, sia per le dichiarazioni di Leoluca Orlando, sindaco di Palermo. – “Noi le discariche private ce le siamo trovate. Non le abbiamo fatte. Se ci avessero dato altri sei mesi di gestione commissariale, le cose sarebbero diverse, sicuramente migliori”. Lo ha detto il governatore Rosario Crocetta ai giornalisti che chiedevano cosa pensasse delle ultime dichiarazioni del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, sulla gestione dei rifiuti. “A Bellolampo – ha spiegato Crocetta – si possono conferire 1.200 tornante di rifiuti all’anno. Se ne producono 4.500. Vorrei capire cosa vogliamo fare, le mandiamo all’estero?”.
 Il sistema dei rifiuti si basa sulle strutture private: tre delle principali discariche siciliane – Lentini, Siculiana  Motta Sant’Anastasia – non sono pubbliche ma la Regione, che sta cercando di realizzarne altre due, a Gela e a Enna. Proprio per accelerare le procedure su questo fronte è stato chiesto il commissariamento, sul quale però c’è ancora uno stallo.
Ma per capire come mai siamo arrivati a questo punto sarebbe importante guardare indietro, e seguire, ad esempio un piccolo, ma importante processo che si tiene a Marsala, in questi mesi, e che riguarda proprio i presunti casi di truffa e corruzione nella gestione della raccolta dei rifiuti avvenuta in provincia di Trapani negli ultimi anni. Il processo lo segue, udienza dopo udienza, Tp24.it.  Un investigatore ha raccontato ad esempio come nel centro del conferimento per i rifiuti organici venivano scaricati anche rifiuti non differenziati e Rsu, e plastica, per un totale di 47.000 tonnellate di rifiuti illecitamente trattati.

RIFIUTI NEI CEMENTIFICI, INDAGINE DELLA COMMISSIONE EUROPEA (GRAZIE A MOVIMENTO LEGGE “RIFIUTI ZERO”)

RIFIUTI NEI CEMENTIFICI, INDAGINE DELLA COMMISSIONE EUROPEA (GRAZIE A MOVIMENTO LEGGE “RIFIUTI ZERO”)


20 aprile 2015

“La Commissione Europea avvia un’indagine sui decreti del Ministero dell’Ambiente del 2013 che regolano l’utilizzo del combustibile solido secondario prodotto dai rifiuti (CSS) all’interno dei cementifici”. A darne notizia sono l’eurodeputato M5S Ignazio Corrao e la collega “pentastellata” alla Camera dei Deputati Claudia Mannino. “

L’interrogazione – spiegano i due parlamentari siciliani – prende le mosse dalla denuncia del Movimento “Legge Rifiuti Zero” integrata nel 2014 con un contributo scientifico dell’International Society of Doctors on Environment (ISDE) che evidenzia tutte le possibili violazioni della normativa europea da parte di tali decreti. L’accento é posto in particolare sull’art. 6 della Direttiva 2008/98/CE per cui la classificazione di “non rifiuto” è attribuibile esclusivamente in assenza di impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana. Il contributo dell’ISDE dimostra con dati empirici come l’impiego dei CSS nei cementifici causi produzione ed emissione di sostanze nocive come i metalli pesanti, le diossine, il PCB, addirittura in misura superiore ai già dannosissimi inceneritori”. L’interrogazione alla Commissione Europea, depositata dall’europarlamentare Ignazio Corrao, richiama sia la denuncia del Movimento “Legge Rifiuti Zero” che una precedente denuncia di cui il Movimento 5 Stelle Palermo si era fatto promotore nella passata legislatura su questi stessi decreti (allora in fase di adozione). Oggi a tal proposito la risposta ufficiale della Commissione Europea dell’avvio di indagini. “Questi decreti – aggiungono i due portavoce Corrao e Mannino – cercano di ovviare al fatto che la gente non vuole più sentire parlare di inceneritori e, in palese violazione della normativa europea, stanno tentando di cambiare il nome ai rifiuti per bruciarli nei cementifici con danni ambientali e sanitari irreversibili. Vogliono sfruttare l’esistente per attirare meno l’attenzione pubblica, facendo circolare la menzogna che bruciare è la soluzione facile ed economica, senza alcun rischio. Per fortuna c’è una parte della cittadinanza estremamente attenta che va ringraziata e sostenuta a livello istituzionale nel suo percorso. Stiamo seguendo la vicenda da vicino in quanto il piano rifiuti della Sicilia, per quanto scaduto, pone il CSS come uno degli elementi chiave del ciclo dei rifiuti. Lo stesso mega impianto di TMB in via di ultimazione a Bellolampo è funzionale a tale politica. Stiamo cercando di lavorare per difendere i cittadini da ulteriori scelte disastrose dal punto di vista sanitario e ambientale. Pretendiamo – concludono i deputati – solo l’applicazione corretta della normativa europea in quanto sarebbe sufficiente a proteggere la popolazione”.


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ISOLA DELLE FEMMINE NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I CEMENTIFICI Rifiuti a fuoco nei cementifici, protesta degli ambientalisti contro il piano della Regione

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